Il giaietto: non so perché, ma ne subisco il fascino

Il giaietto, definito anche gemma carbone, è una varietà di lignite ed è utilizzato da tempo nella realizzazione di gioielli.

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Conosciamolo un pochino meglio…

La sua  storia viene da lontano, circa 300 milioni di anni fa, quando il clima caldo e umido favorì lo svilupparsi sulla Terra di alberi giganteschi che in seguito subirono varie catastrofi naturali, tanto che i loro tronchi furono trascinati lontano dai luoghi di origine, funghi e batteri fecero il resto e la loro degradazione diede origine ai carboni fossili.

I resti vegetali furono compressi, si alterarono chimicamente e, nel corso delle ere geologiche, calore e pressione formarono rocce sedimentarie, suddivise oggi in quattro tipologie differenti (Lignite, Litantrace, Antracite e Torba). Come sopra detto, il giaietto è una varietà della prima tipologia, in particolare, pare essere un legno carbonizzato della conifera Araucariacea, opaco, leggero, tenero e di colore nero intenso.

La varietà che sembra essere la migliore e la più pregiata è quella che si trova nella piccola località balneare di Whitby, nello Yorkshire, a nord-est dell’Inghilterra, dove si trova anche un museo che custodisce una vasta collezione di giaietto lavorato, tra cui manufatti di epoca romana.

Sì, perché il Giaietto è una gemma antichissima, se ne ha traccia in una collana a sfere datata circa 13.000 anni fa. I Romani importavano questa pietra dall’odierna Turchia ed anche il nome di giaietto ha strette correlazioni con i Romani, infatti deriva dal francese antico “jayet” o “jaiet“, che a sua volta deriva dalla parola anglo-normanna geet, che trova origine nel termine gagates, da Gagas, un fiume e una città della Licia, antica provincia romana sul Mar Egeo.

Se pur molto diffuso, il picco della sua popolarità avvenne nella seconda metà del XIX secolo, quando niente meno che la regina Vittoria lo scelse per i suoi gioielli da lutto dopo la morte del suo amato consorte, a dimostrazione del suo profondo dolore.

La manifattura dei gioielli stessi richiamava il ricordo della persona amata: perle sfaccettate simbolo delle lacrime, medaglioni che prevedevano uno scomparto dove poter custodire ciocche di capelli o fotografie. orecchini pendenti con decorazioni a fiore ecc.

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Fatto sta che il Giaietto divenne una moda e giunse anche in Italia dove, presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano, si può osservare una parure.

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Come tutte le mode, anche quella di utilizzare il Giaietto, finì e l’interesse verso di esso subì uno stop sino a quando la designer di gioielli Jacqueline Cullen decise di togliere al Giaietto l’etichetta di lutto e di realizzare collezioni di gioielli contemporanei che hanno come base l’utilizzo di questo materiale, in particolare il Giaietto di Whitby.

 

Io lo trovo affascinante!

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5 pensieri su “Il giaietto: non so perché, ma ne subisco il fascino

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