Vacanze, mare e … costumi da bagno

Inutile sottolineare che oggi i costumi da bagno vengono proposti in una gamma vastissima di materiali e modelli, alcuni dei quali anche di pessimo gusto.

La loro evoluzione è stata strettamente associata alle tendenze della moda tradizionale e ai progressi nella tecnologia tessile, ma soprattutto è stata il riflesso di un cambiamento sociale.

Nel mondo antico, fare il bagno era un’attività comune, ricordiamo che i romani costruivano bagni pubblici anche nelle parti più remote del loro impero; seguì uno stop durante il Medioevo fino al diciassettesimo secolo, quando la balneazione divenne popolare come trattamento medicinale. In quel periodo, i bagnanti che si recavano in centri termali indossavano costumi in lino (giacconi: gli uomini e grembiuli a maniche lunghe: le donne).

Quando nel diciottesimo secolo, si cominciò a capire i benefici dei bagni in acqua salata, i bagnanti che si recavano nelle città di mare usufruivano di stabilimenti balneari che prevedevano la separazione di uomini e donne.

Ci si tuffava nelle prime ore del mattino, velocemente, a volte con l’uso di “macchine da bagno” (piccoli edifici montati su ruote che un cavallo e un autista tiravano in mare, fuori da occhi indiscreti).

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Insomma il bagno era un dovere, non un piacere, sino all’inizio del diciannovesimo secolo, quando la balneazione cominciò ad essere considerata un’attività ricreativa e benefica e le vacanze crebbero di popolarità. Ogni località aveva i suoi standard per un abbigliamento appropriato ed i costumi indossati variavano ampiamente da un posto all’altro.

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A partire dalla metà del secolo, si cominciò ad introdurre la balneazione a sesso misto, i costumi si accorciarono, si indossavano abbinati a cuffie gommate ed a calze lunghe che coprivano le gambe.

Solo alla fine del diciannovesimo secolo comparvero le prime bellezze balneari ed intorno al 1914, le commedie del produttore cinematografico muto Mack Sennett iniziarono a esibire uno stuolo di giovani donne in abiti da bagno esagerati e rivelatori, che chiamò le sue Bellezze al Bagno.

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La bellezze balneari di Hollywood raggiunsero l’apice negli anni ’30, quando le fotografie di stelle in posa in costumi da bagno alla moda iniziarono ad apparire in gran numero. Queste immagini ebbero un impatto sulla moda, in quanto le donne cercarono di emulare l’aspetto delle loro star preferite.

Più tardi nel secolo, i costumi da bagno diventarono più pratici, con gonna e pantaloncini gradualmente accorciati, scolli abbassati e senza maniche.

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Dopo la prima guerra mondiale le donne raggiunsero nuovi livelli di indipendenza e le mode cominciarono a consentire loro una maggiore libertà di movimento. L’interesse per gli sport attivi di tutti i tipi aumentò e gli abbigliamenti sportivi raggiunsero una nuova importanza nella moda.

Anche il nuoto guadagnò popolarità grazie all’aumento del numero di piscine comunali e alla pubblicità data a personaggi famosi come Gertrude Ederle, che nel 1926 divenne la prima donna a nuotare nel Canale della Manica.

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Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, i produttori americani di costumi da bagno giocarono un ruolo importante nel definire le tendenze della moda e nella creazione di un mercato di massa per il costume da bagno alla moda. I primi costumi da bagno Jantzen, erano lavorati a maglia, ma l’innovazione più importante, tuttavia, fu il Lastex, un filato elastico introdotto nel 1931 e che ha presto rivoluzionato l’industria.

Agli inizi degli anni ’40, le donne potevano scegliere tra un’ampia varietà di stili e tessuti e venivano incoraggiate ad avere un guardaroba adatto a diverse attività e occasioni.

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Il primo bikini fu introdotto nel 1946 e negli anni ’50, con la crescente prosperità e l’aumento della quantità di tempo libero, i costumi da bagno divennero più che mai un veicolo di esposizione e fantasia.

Agli inizi degli anni ’60, il cambiamento sociale riguardo all’atteggiamento verso l’esposizione del corpo, unito alla crescente influenza del mercato giovanile, portò una nuova svolta nei costumi da bagno.

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Negli anni ’70 e ’80, un corpo in forma, scolpito e tonico divenne il nuovo ideale. Invece di modellare il corpo, i costumi da bagno e il beachwear alla moda furono progettati per incorniciarlo, rivelarlo ed esaltarlo.

E così giungiamo ai giorni nostri, dove tutto o quasi è permesso e non resta altro che contare solo sul buon gusto delle persone.

Fonti
Cunningham, Patricia. “Costumi da bagno negli anni Trenta: la società BVD in un decennio di innovazione”. Dress 12 (1986): 11-27.
Johns, Maxine James e Jane Farrell-Beck. “Tagliate le maniche: nuotatori delle donne statunitensi del diciannovesimo secolo e il loro abbigliamento.” Dress 28 (2001): 53-63.
Kidwell, Claudia. Costume da bagno e da bagno da donna negli Stati Uniti. Washington, DC: Smithsonian Institution Press, 1968.
Lansdell, Avril. Seaside Fashions 1860-1939. Princes Risborough, Regno Unito: Shire Publications, 1990.
Lenček, Lena e Gideon Bosker. Making Waves: Swimsuits and the Undressing of America. San Francisco: Chronicle Books, 1989.
Martin, Richard e Harold Koda. Splash !: A History of Swimwear. New York: Rizzoli International, 1990.
Probert, Christina. Costumi da bagno in Vogue. New York: Abbeville Press, 1981.
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