I sandali: presenti in quasi tutte le culture del mondo

Il sandalo è la forma più semplice di calzatura e passa dall’essere utilitaristico, quindi acquistato a poco prezzo e per un uso quotidiano, ad essere una vera e propria opera d’arte, come i sandali disegnati da Manolo Blahnik.

Se ne trovano realizzati in moltissimi materiali: legno, pelle, tessuto, paglia, metallo e persino pietra, ma la cosa più interessante è che i sandali sono stati presenti in quasi tutte le culture del mondo sin dai tempi antichi.

Archeologicamente parlando i sandali “più vecchi” sono stati scoperti nel sud-ovest americano e risalgono a 8000 anni fa: intrecciati, con una suola flessibile e una semplice cinghia a forma di V.

I sandali sono più comunemente utilizzati tra le popolazioni dei luoghi dai climi caldi, ma…

… In Giappone, troviamo i geta, sandali con la suola di legno, che si indossano con calze di tessuto chiamate tabi.

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In India, troviamo i chappal realizzati con il cuoio di bufalo d’acqua ed i padukas realizzati in legno.

Simili sandali si possono trovare anche in Pakistan, Afghanistan, Turchia e Siria – qui spesso vengono intarsiati con fili d’argento e madreperla e chiamati kub-kab dal suono onomatopeico che simula quello emesso dai sandali stessi durante la camminata.

Più indietro nel tempo, i sandali venivano usati dai Faraoni ed erano simbolo di sovranità. I greci ne svilupparono diversi tipi ed i Romani proprio ai Greci si rifecero per la realizzazione dei sandalium – nome dal quale derivò in seguito il nome sandalo.

Una curiosità a riguado: Caio Cesare fu soprannominato Caligola per via della tipologia di sandalium da lui utilizzata quando vestiva da soldato, appunto: la caliga, un sandalo militare realizzato con una pelle a strati spessi.

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In Francia, dopo la Rivoluzione del 1789, l’antica Grecia e Roma furono fonte d’ispirazione per la realizzazione di indumenti classici drappeggiati ed in quell’occasione il sandalo ritornò ai piedi delle donne alla moda.

Non fu certo facile far accettare il fatto che le dita dei piedi rimanessero scoperte, il percorso fu molto lungo e passò parecchio tempo prima che, alla fine degli anni ’20 le donne indossassero sandali con tacco basso abbinati a pantaloni molto larghi, soprattutto per recarsi alla spiaggia o a bordo piscina.

Solo negli anni ’30 i sandali fecero il loro ingresso in sala da ballo, sotto a lunghi abiti da sera ed iniziarono a far parte regolarmente del guardaroba delle signore che, piano piano, cominciarono a sfoggiarli in stili diversi durante tutte le ore del giorno.

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La seconda guerra mondiale aiutò, senza volerlo, il diffondersi di questo tipo di calzatura per via del fatto che, in periodo di razionamento, i cinturini dei sandali richiedevano meno cuoio rispetto alle scarpe chiuse.

Negli anni ’50 i cinturini dei sandali si fecero piccolissimi tanto da dare l’illusione di non avere calzature ai piedi e di camminare in punta di piedi.

Per giungere poi alla fine degli anni ’60, quando gli hippy introdussero l’uso di un sandalo basilare soprannominato “Jesus”. Questo tipo di calzatura, decisamente naturalismo e molto confortevole, ha spianato la strada all’introduzione di sandali “salutistici” nel guardaroba alla moda, come Birkenstock negli anni ’70.

 

Oggi il sandalo è un ospite presente sulle passerelle di tutto il mondo e viene proposto in materiali e stili vastissimi; non c’è donna che non ne annoveri qualche paio da indossare durante i mesi caldi.

Fonti
Bondi, Federico e Giovanni Mariacher. Se la scarpa si adatta. Venezia, Italia: Cavallino Venezia, 1983Durian-Ress, Saskia. Schuhe: vom späten Mittelalter bis zur Gegenwart Hirmer. Monaco: Verlag, 1991.Salvatore Ferragamo. L’arte della scarpa, 1927-1960. Firenze, Italia: Centro Di, 1992.Rexford, Nancy E. Scarpe da donna in America, 1795-1930. Kent, Ohio: Kent State University Press, 2000.Swann, giugno. Scarpe. Londra: BT Batsford, Ltd., 1982.-. Calzolaio. Shire Album 155. Jersey City, NJ: Park-west Publications, 1986.Walford, Jonathan. The Gentle Step. Toronto: Bata Shoe Museum, 1994.

 

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