I gioielli – ornamenti tanto amati

Nel nostro pensiero “gioielli” significa “qualcosa di prezioso”, ma non è sempre stato così. Nella preistoria, quando il metallo non era ancora lavorato, i gioielli erano fatti di materiali non preziosi, come conchiglie, ciottoli e denti di animali.

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Quindi possiamo dire che i gioielli sono vecchi come il genere umano, dalla cultura primitiva alla civiltà moderna, da est a ovest, con l’utilizzo di materiali e stili diversi l’uomo ha, da sempre, amato adornarsi.

L’uso dei gioielli, nella preistoria, così come oggi, è da considerarsi anche come un mezzo di comunicazione, oltre che di ornamento. Attraverso i gioielli si comunica: gerarchia, prestigio e potere, ossia si comunica lo status sociale, ma non solo… ai gioielli si attribuiscono anche funzioni di amuleti e talismani, segnano spesso occasioni speciali – maggiore età, stato civile, maternità.. – e riflettono e comunicano il carattere e lo stile di chi li indossa.

 

La creatività nella gioielleria è illimitata ed è cambiata con lo scorrere del tempo, adattandosi a scollature, lunghezze e materiali diversi.

I gioielli ritrovati nell’Asia occidentale, risalenti al periodo compreso tra il 5000 ed il 2500 a.C., illustrano una società con un gusto per gioielli raffinati e decorativi, nonché un’evidente rete commerciale che forniva materiali rari.

I Sumeri, come gli antichi Egizi, avevano preferenza per lapislazzuli e corniole, miste ad agate, ametiste, granati ed ovviamente oro, tanto oro. Faraoni, principesse, contadini e artigiani indossavano gioielli nella vita, ma anche nella morte, come testimoniano le tombe rinvenute.

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Nel Mediterraneo orientale del 2500 circa a.C. c’era la cultura minoica a Creta, che fu conquistata dai Micenei nel 1450 a.C. circa. I gioielli di quel periodo e dell’area sono caratterizzati da un’abbondanza di oro; i loro stili furono fortemente influenzati dai gioielli dei Babilonesi e degli Egizi. Così come, questi ultimi influenzarono i Fenici che erano commercianti colonizzatori del Mediterraneo orientale ed occidentale, dalla Siria alla Spagna. Gli Etruschi erano noti per la loro perfezione tecnica nell’oreficeria e soprattutto per la loro eccezionale tecnica di granulazione con granuli d’oro quasi polverizzati.

Gli orafi greci di epoca classica ed ellenistica erano rinomati per le loro capacità tecniche e per la loro abilità artigianale nella lavorazione dell’oro, una reputazione durata nel tempo. La Grecia non era ricca di risorse d’oro fino a quando il suo impero non fu esteso fino alla Persia nel IV secolo a.C.  I gioielli erano regali presentati alla nascita, compleanni e matrimoni, o anche come offerte votive alle statue di culto.

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Con la perdita dell’indipendenza greca e la vittoria dei Romani sulla Macedonia, Roma divenne un forte potere militare e politico. La ricchezza del nuovo impero attrasse molti artigiani greci verso Roma, ecco perché i Romani seguirono gli stili greci fino a circa il I secolo a.C, quando l’estetica dei loro gioielli cominciò a cambiare. I gioielli divennero senza pretese, le tecniche d’oro meno elaborate, i disegni semplificati, e fu posta più enfasi sulla scelta delle pietre e sull’uso del colore.

Il commercio fioriva nel vasto impero con province lontane ed i gioielli vennero prodotti a Roma, ad Alessandria e ad Antiochia. L’ornamento si diffuse socialmente ed ebbe una più ampia utilizzo, anche agli schiavi era permesso indossare gioielli fatti di ferro. Con l’economia fiorente del II secolo, i gioielli romani divennero più elaborati, pesanti e sfarzosi, un segno di ricchezza e status.

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In seguito, l’influenza artistica reciproca tra il mondo bizantino e il mondo in espansione dell’Islam fu evidente dalla metà del VII secolo in poi. L’influenza bizantina e islamica può essere vista anche nei gioielli delle tribù germaniche che occuparono gran parte dell’Europa dopo la caduta dell’impero romano d’occidente.

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Dal XII al XIII secolo uno stile internazionale in gioielleria si era evoluto. Forme e decorazioni in pietra mostrarono sorprendenti somiglianze in Inghilterra, Francia, Danimarca, Germania e Italia. Questo fenomeno presumibilmente può essere spiegato dalle rotte commerciali e dall’importazione di pietre preziose dal vicino e dall’estremo Oriente.

In Europa la transizione verso il periodo rinascimentale fu diversa a seconda del paese, a cominciare dall’Italia, che con le sue scoperte di monumenti e sculture antiche, fu importantissima per la rinascita delle culture dell’antica Grecia e di Roma, mentre nell’Europa settentrionale gli stili gotici continuarono molto più a lungo.

Nel XV secolo, Firenze e le corti della Borgogna dettarono tendenze nell’abbigliamento e nella gioielleria; così come, nei secoli XVI e XVII, la Spagna divenuta una grande potenza europea con colonie in tutto il mondo, impose lo stile spagnolo ad abiti e gioielli.

 

Nella seconda metà del XVII secolo, mentre la Spagna era in declino, la Francia divenne il centro economico e culturale più importante. Tutte le industrie di lusso fiorirono nella Francia di Luigi XIV. Le sete francesi di Lione e le mode del vestiario venivano esportate e, con esse, gli stili di gioielleria. Fu anche un periodo in cui le donne giocavano un ruolo sempre più significativo nella società. Per il loro abbigliamento, i broccati pesanti furono sostituiti da sete leggere in varie tonalità pastello. Lo splendore e i colori vivaci dei tessuti richiesero una diminuzione del colore dei gioielli. I ritratti del periodo illustrano una passione per le perle, infilate come collane o indossate come gocce sospese dagli orecchini, o da spille indossate sul petto, sulle maniche o nei capelli.

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Nel 1789 la Rivoluzione Francese ebbe effetti drammatici, non solo sulla politica e sulla vita della Francia, ma anche sull’Europa nel suo insieme. Fuori dalla Francia il mercato fu inondato dai gioielli e pietre preziose di coloro che riuscirono a fuggire ed i prezzi diminuirono drasticamente.

Il lusso torno in Francia con Napoleone quando proclamò il suo impero nel 1804. Sua moglie era una donna che faceva tendenza ed indossava la moda greca, che si riflettè anche nella gioielleria.

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Quando gli effetti della rivoluzione industriale e l’ascesa della classe media divennero particolarmente evidenti in Gran Bretagna, la borghesia cominciò ad imitare i gioielli dell’aristocrazia, ma al posto di diamanti, rubini, zaffiri e smeraldi vennero applicate pietre preziose come ametista, crisoprasio, tormalina, turchese e molti altri sostituti colorati. Come i vestiti anche i gioielli della sera furono differenziati da quelli per il giorno: le parure – collana, bracciali, spilla ed orecchini – erano per lo più destinate alla sera, mentre le demi-parure – spilla ed orecchini o collana ed orecchini – erano indossati durante il giorno.

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Giungiamo al XX secolo, quando durante la belle Époque, c’era voglia di rinnovamento e di oggetti di lusso, i gioielli espressero emozioni e le donne alate simboleggiarono l’emancipazione; la natura venne interpretata metaforicamente: temi come la nascita, la morte e la rinascita vennero espressi attraverso piante in vari stadi della loro vita. René Lalique pose le basi per la gioielleria degli artisti del XX secolo e introdusse nuove combinazioni di materiali, come l’oro prezioso con il vetro non prezioso. I diamanti vennero applicati con parsimonia, nel plique-à-jour lo smalto lasciava trasparire la luce, gli opali davano iridescenza e i materiali sembravano quasi smaterializzarsi. Per contro, l’argento con smalto e alcune pietre preziose definirono lo Jugendstil in Germania e la Secessione viennese in Austria, entrambi i movimenti ridussero la natura a forme geometriche stilizzate.

All’indomani delle guerre del XX secolo, i gioielli sperimentarono un abbandono dei valori tradizionali a causa dei cambiamenti radicali nella società. Come la moda, i disegni di gioielli seguirono i movimenti della cultura giovanile. Le donne divennero più indipendenti e iniziarono a comprare i loro gioielli, piuttosto che averli donati dai loro mariti come era stato tradizionalmente.

Negli anni ’50 e ’60 la voglia di lusso fu rappresentata da Hollywood con il suo mondo immaginario, le sue stole di visone ed i suoi diamanti in abbondanza. Durante questo periodo i gioiellieri in Europa trasformarono i gioielli in una forma d’arte libera.

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Dopo gli anni ’60, i gioielli iniziarono una svolta quasi rivoluzionaria con i gioiellieri freelance nei loro studi che correvano audacemente sul percorso delle belle arti: negli anni ’80 ruppero i confini esistenti di dimensioni e materiali e usarono materiali nuovi, non solo oro, ma anche gomma e addirittura carta.

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Più di ogni altro momento della sua storia, oggi i gioielli riflettono il carattere, le sensazioni e le emozioni di chi li indossa, i colori preferiti, il gusto, la comprensione delle arti e, ultimo ma non meno importante, l’individualità di ognuno.

 

Bibliografia
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