Shiki: l’uomo che “reinventò” gli Haiku…

Per chiunque ami la Poesia Giapponese, generalmente, parlare di Haiku significa parlare del grande Haijin (compositore di Haiku), nipponico, conosciuto con il nome di Basho.

Superba la sua produzione letteraria, tutt’ora (ed a pieno titolo), fiore all’occhiello e vanto della cultura giapponese.

Ma ci fu, tra gli altri, un altro Haijin, che si distinse per le sue coraggiose posizioni d’avanguardia, che lo portarono, in parecchie circostanze, a “scontrarsi” con lo stesso Basho, nel nome di una “ricerca” e di una “sperimentazione” stilistica che, in realtà, sortirono effetti di prim’ordine. Read more…

Annunci

Buon appetito… si fa per dire!

Ho imparato che il “colon irritabile” non è un tratto di intestino con i nervi a fior di pelle, ma è afflitto da una patologia piuttosto fastidiosa, responsabile di una serie di spiacevolissimi… disturbi, certamente imbarazzanti per sé, ma, si presume, forse anche per gli altri (per immaginare i quali non è necessario l’acume del Da Vinci…).

colon-irritabile-osteopatia-blog-gallicchio-1024x614

Solo che non l’ho imparato curiosando su Wikipedia, ma – ahimè – a tavola, poco prima di cena.

Da qualche tempo dilaga in televisione (almeno, sui canali sui quali indugio io a quell’ora…) una bizzarra abitudine: più o meno intorno alle venti, infatti, (probabilmente per insondabili “questioni” di fasce orarie d’ascolto), la pubblicità indaga sullo stato di salute dei nostri intestini. E non lo fa, ovviamente, ricorrendo a fini allusioni (del resto, perché gli autori delle pubblicità dovrebbero lambiccarsi il cervello, in improbabili acrobazie concettuali?), pensando che, magari, qualcuno li sta ascoltando, portando la forchetta alla bocca, ma producendosi in brutali e dettagliate descrizioni…

scoregge

In altre parole, per augurarci “buon appetito”, lo spot induce a riflettere sul “destino” scontato della nostra… cena.

E’ vero: basterebbe togliere il volume, per un attimo, per evitare di raccogliere le imbarazzanti “confessioni da toilette” di questo “popolo” alle prese con un colon capriccioso e invece cambio canale. Ma solo per imbattermi, questa volta, in una piacente signorina, che volteggiando leggiadra, in mutandine e reggiseno, come un’etoile della Scala, annuncia al mondo che “nel suo “intimo” (e Freud non c’entra nulla: l’inquadratura, del resto non dà spazio ad equivoci…), c’è xyz”: segue la marca di un detergente…

158891959

Mi arrendo: spengo la tele e sotto con la “carbonara”…

by Roberto Pellegrini

carbonara

Il foliage, uno spettacolo da non perdere

Ci siamo, le temperature sono cambiate, l’aria alla mattina e alla sera si è fatta frizzante e presto la natura ci regalerà, ancora una volta, uno spettacolo meraviglioso: le foglie degli alberi cominceranno a passare dal verde a tutte le sfumature tipiche autunnali: giallo, arancio, rosso e varie sfumature di marrone. Questo dono della natura si chiama foliage.

Basta osservare i parchi delle città o, se si è più fortunati e si abita in campagna, guardare dalla finestra e ci si ritrova in un’atmosfera quasi fatata, ma ci sono luoghi al mondo dove tutto questo è ancora più evidente e suggestivo. Alcuni di questi luoghi sono per noi europei abbastanza raggiungibili e potrebbero essere una bella meta per un week end, altri, purtroppo, decisamente più lontani. Comunque sia vale la pena conoscere dove.

In Italia il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi in Toscana offre ben 600 km di sentieri tutti percorribili, a piedi od in bicicletta, per calarsi nell’atmosfera autunnale godendo di paesaggi mozzafiato e molto suggestivi.

600px-foreste-casentinesi-foto-a-ferrini-fonte-wwwilbelcasentinoit

Nella vicina Francia, sicuramente da prendere in considerazione la Valle della Loira che con i suoi vigneti, castelli e parchi, offre in questa stagione colori indimenticabili.

foliage-valle-della-loira-francia

 

Lo stesso vale per il Castello di Neuschwanstein in Germania, considerato il castello delle favole e che in autunno regala atmosfere fascinose per eccellenza.

guida-del-castello-di-neuschwanstein-in-baviera-con-i-colori-dellautunno

Oppure il Lago di Bled in Slovenia, una vera e propria cartolina.

otok-hotel-vila-bled-1024x553

 

…metti un Bigfoot nel giardino!

Nel corso degli anni, ne sarebbero stati avvistati parecchi, in zone e circostanze diverse. Lo scenario, più o meno sempre lo stesso: paesaggi boschivi di montagna, a volte innevati, altre volte no.

Sul web impazzano sequenze e filmati amatoriali, che ne documenterebbero l’esistenza… Tutte “bufale” (o “fake news”, se preferite)? Tutte testimonianze autentiche? Oppure, qualcuno dice il vero e qualcun altro no?

california-bigfoot-family-fi-800x419

Chi può dirlo con certezza? Fatto sta che il dubbio (come succede ragionando sull’esistenza degli UFO), basta già a suscitare un interesse planetario intorno a questo… “personaggio”, a metà strada tra un uomo primitivo, un orso ed un gorilla; tutto sommato tranquillo, dal momento che non avrebbe mai fatto male, o minacciato nessuno. Fino ad oggi… almeno.

5-most-believable-bigfoot-sightings-footage

Stiamo parlando del celeberrimo “Bigfoot”, così chiamato per le presunte dimensioni del suo… piedino, non proprio uguale a quello di Cenerentola…

Il bigfoot, detto anche sasquatch, momo o piedone, è una leggendaria creatura scimmiesca che dovrebbe vivere nelle foreste dell’America del Nord.

Segnalazioni della sua presenza sono arrivate da diverse parti del continente, ma pare che il bigfoot sia concentrato nei tre stati degli Stati Uniti di Washington, Oregon e California. Non ci sono prove concrete della sua esistenza se non video, foto od orme di piedi anomale.

1_7ggadjMoy_sX02NliRqjrA

HowStuffWorks, un sito online statunitense, ha ipotizzato che lo yeti e il bigfoot siano discendenti del Gigantopithecus, che avrebbe attraversato un ponte di ghiaccio tra l’Asia settentrionale e l’America del Nord.

bigfoot-c2a9-russell-linton-dreamstime-e1417645851423-1000x379

Il bigfoot dovrebbe essere alto dai 2 ai 3 metri (dai 7 ai 10 piedi), con folta peluria scura che varia dal rosso scuro al nero e grandi piedi (da cui il nome) che lascerebbero tracce di 43 cm sul terreno. È descritto come un grande ominide o primate bipede; il volto è relativamente simile a quello di un uomo e dovrebbe pesare oltre 225 kg .

3156ff9300000578-0-image-a-27_1455792470246

Sono varie le teorie sostenute a più riprese dalla comunità criptozoologica. Si parla di esemplari sconosciuti di primati, creature aliene, megateri sopravvissuti all’estinzione. Nel libro Hunting the Grisly and Other Sketches (1900), presentato da Theodore Roosvelt, viene citata l’esperienza di due cacciatori alle prese con un violentissimo orso bruno fuori dalla norma. Il caso verrà successivamente trattato come uno dei primi concreti rapporti sull’esistenza del bigfoot.

Il primatologo Nepero e l’antropologo Gordon Strasenburg hanno proposto una tesi alternativa, secondo cui i bigfoot potrebbero essere esemplari di ominidi sopravvissuti all’estinzione, più in ristretto dei Paranthropus robustus; a discreditare la teoria v’è il fatto che i resti di questa famiglia ominide siano stati trovati unicamente nell’Africa meridionale.

Alcuni sostengono che questo leggendario primate possa essere imparentato con lo “yeti” del Tibet e l’ ”alma” della Mongolia. Mentre per lo yeti si aveva un cranio in un tempio tibetano nell’Himalaya, poi rivelatosi un falso, per il nostro bigfoot non si dispone di alcun elemento che ne attesti l’esistenza.

Tra gli innumerevoli avvistamenti, ne citiamo alcuni, più o meno recenti…

1970: una famiglia di creature simili a bigfoot fu osservata in più occasioni da uno psichiatra di San Diego e dalla sua famiglia. Gli avvistamenti vennero effettuati vicino al rifugio in montagna della famiglia, il quale si trovava sulle montagne della California.

1995: il 28 agosto, una troupe televisiva della Waterland Productions filmò un sasquatch nei boschi del Jedediah Smith Redwoods State Park, nella California settentrionale.

2005: il 16 aprile, una creatura simile a un bigfoot fu avvistata sulla sponda del fiume Nelson in Manitoba (Canada). Essa fu filmata da un traghetto di passaggio.

2006: il 14 dicembre, una donna di nome Shaylane Beatty vicino a Prince Albert (Saskatchewan, Canada) incontrò un sasquatch in una strada locale. Alcuni uomini del villaggio vicino esaminarono successivamente la zona e trovarono orme sulla neve e un ciuffo di peli bruni.

2012: in una città del Kent (Inghilterra) fu avvistata una creatura scimmiesca che superava i due metri di altezza e possedeva uno sguardo color rosso fuoco, da un uomo che camminava in una foresta vicino al parco di Tunbridge Wells.

2014: in un video si documenta che nell’estate del 2011 il canadese Myles Lamont girò un video a Squamish, nella Columbia Britannica, immortalando qualcuno che cammina velocemente sulla neve. L’individuo, stando alla descrizione di Lamont, camminava privo di racchette da neve, senza zaino e i suoi vestiti erano tutti di un colore…

Beh, a questo punto, forse dovremmo avvertire Cappuccetto Rosso che il Lupo potrebbe essere… in allegra compagnia, laggiù, nel bosco!

by Roberto Pellegrini

lupocappuccettorosso

Headband o bandeau come la chiamano i francesi

Chi avrebbe detto che un semplice accessorio per cingere la testa avesse una così lunga e meravigliosa storia sulle spalle?

Ebbene sì, nelle forme più disparate, impreziosite da perle e gemme o semplici che fossero, le fasce per i capelli comparvero tantissimo tempo fa.

Nell’antica Grecia una ghirlanda di alloro veniva posta sulla testa dei vincitori delle competizioni sportive e dei concorsi di scrittura, guadagnandosi così un posto nella storia sulle teste di tutti coloro che si laureano o vincono premi come il Nobel.

olimpiadi

 

Incontriamo headband nel medioevo, nel rinascimento, nel periodo edoardiano ed arriviamo ai ruggenti anni ’20 quando le donne ballavano il charleston indossando fasce ornate da perle e piume.

 

i-retro-anni-della-donna-gli-anni-che-si-siedono-con-la-tazza-di-tc3a8-51451871

Proprio in quel periodo Paul Poiret introduceva la moda orientale e ovviamente anche i turbanti guarniti di perline e paillettes che divennero un punto fermo nell’abbigliamento femminile.

a646218ad5fc177e54a1c7090af4e154

Finanche un’atleta del calibro di Suzanne Lenghen (campionessa di tennis) era solita indossare, durante i suoi incontri, una fascia nei capelli diffondendone l’uso.

06559-e1495631203710

Qualche decennio dopo, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, mentre gli uomini si trovavano al fronte, le donne si occupavano di produrre munizioni nelle fabbriche. Esse, chiamate Women Ordnance Workers, si distinguevano perché indossavano sulle loro teste delle sciarpe rosse a protezione dei capelli, sciarpe soprannominate WOW.

Ricorderete tutti il poster a sostegno bellico di J. Howard Miller raffigurante una donna forte che mostra i muscoli, indossa il WOW ed afferma “We Can Do It!”.

we_can_do_it

Finita la guerra, fu Hollywood a tener alto l’uso della fascia per capelli, ricordiamo le foto di Brigitte Bardot, Audrey Hepburn e Grace Kelly che indossano con sofisticata disinvoltura le loro bandeau.

 

Insomma, possiamo proprio dire che questo accessorio ne ha viste di tutti i colori e tutt’ora spesso accompagna i look delle donne.

 

Sperare…? Questione di pazienza…

Quando abbiamo un importante obiettivo da raggiungere; quando, da un po’, custodiamo un sogno nel cuore, aspettando che si realizzi; quando siamo in attesa che “qualcosa cambi”, finalmente, la nostra “speranza” ha bisogno, sempre, di un valido alleato: la “pazienza”.

89bfb2303ee51025339def10967d3366

“Non può conoscere la Speranza, chi non conosce la Pazienza.”
Roberto Pellegrini 2018

Speranza e pazienza sono, in realtà, le due facce di una stessa medaglia; anzi: è addirittura probabile che siano semplicemente due “espressioni” di una stessa… “faccia”!

83bd5f138f0e9a846569d3492b6ffb59

Sono “slancio” e “motore” dell’ottimismo che dovrebbe accompagnare ogni nostro progetto, momentaneamente in… stand by.

372c121a5e7a810ca90e9ffabc54a82e

Avere piena fiducia in un nostro proponimento, o in una semplice, quanto auspicata, eventualità, alimenta (fino ad identificarsi con essa), la “voglia” di sperare: più diamo credito ai nostri obiettivi, maggiore sarà lo spessore e la tenacia della nostra speranza, appunto.

1512b56f5d19020c8d707d3e751bb7d3

Ma non potendo contare sulla benché minima certezza circa il “se” ed il “quando” un nostro sogno si realizzerà (le sfere di cristallo sono ormai del tutto superate…), ecco che per riuscire a compiere questo “percorso” nel tempo (l’attesa…), dobbiamo far leva sulla nostra pazienza.

8905faadbcf1c72448501a727e1908d9

La pazienza è accettazione serena che la “speranza” si compia, regalandoci il suo “frutto” tanto atteso, nei tempi che le saranno necessari, senza forzature di sorta.

Saper attendere, superando gli inevitabili momenti di sconforto, è un buon indice che rivela la “qualità” della nostra speranza e, di conseguenza, quantifica l’entità dello “sforzo” sostenuto dalla nostra pazienza.

fd976cd3def81b981c6eb9c17c2a9431

“Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.”
Pablo Neruda

by Roberto Pellegrini

df835dfbbeeff6c63bfaec7f45b85e43

Moiré – il tessuto che …

… appare watered (marezzato) dando così l’impressione di uno specchio d’acqua increspato.

Anticamente era prodotto solo in seta, ma oggi è possibile trovarlo anche sintetico o di cottone.

Le sue origini sono inglesi, ma presto questo tessuto attraversò la Manica per diffondersi in Francia e nel resto dell’Europa.

Il suo aspetto cangiante, veramente particolare, è dato dal tipo di lavorazione (calandratura) durante la fase di finissaggio. Vediamo meglio: il tessuto umido viene piegato a metà e fatto passare fra due rulli che con l’aiuto dell’alta temperatura e della pressione producono l’appiattimento dell’ordito e la conseguente differenza di riflessione della luce nei diversi punti del tessuto stesso.

300px-calender_machine

Questo tessuto dall’aspetto così caratteristico è stato ed è utilizzato nell’arredamento

di-matrimoniale-blumarine-copriletto-moire

e nella moda, specialmente per abiti da sera, da cocktail, da ballo o da cerimonia; mi vengono in mente gli abiti per le donne di corte disegnati da Charles Frederick Worth (stilista del periodo vittoriano)

fashion_designs_for_women_from

 

ed i bellissimi abiti in moiré che Christian Dior creò negli anni ’50.

Questo slideshow richiede JavaScript.