Vichinghi: andar per mare, ma non solo…

Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, sono affascinato dal mare, e provo una sincera ammirazione per quanti s’intendano e si cimentino nella navigazione, specialmente a vela. L’“andar per mare”, (non mi riferisco alla ramata sul canotto, a venti metri dalla riva…), non è una cosa da poco; non lo si può fare a cuor leggero. Non è uno scherzo, dicevo, farlo oggigiorno, con la super tecnologia di cui disponiamo e, a maggior ragione non lo era nel passato, quando si poteva contare solo sull’esperienza, sull’osservazione astronomica e su qualche, più o meno sofisticato, strumento artigianale.

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Per queste ragioni, stimo profondamente un antico popolo di naviganti, noto a tutti col nome di Vichinghi.

Per Vichinghi si intendono quei Guerrieri Norreni, originari della Germania settentrionale, Scandinavia e Danimarca, che a bordo dei drakkar fecero scorrerie sulle coste delle isole britanniche, della Francia e di altre zone d’Europa, fra la fine dell’VIII e l’XI secolo. A questo periodo della storia europea (generalmente racchiuso fra gli anni 793 e 1066) ci si riferisce normalmente con l’appellativo di epoca vichinga. Con questo termine ci si può anche riferire a tutte le popolazioni che abitavano la Scandinavia di quegli anni e ai loro insediamenti in altre parti d’Europa. I vichinghi facevano parte delle popolazioni norrene, solo che il termine “vichingo” indicava un appartenente a quelle popolazioni costiere, insediate nei fiordi (vik significa infatti “baia”) e dedite alla pirateria. Famosi per la loro abilità di navigatori e per le lunghe barche, i vichinghi in pochi secoli colonizzarono le coste e i fiumi di gran parte d’Europa, le isole Shetland, Orcadi, Fær Øer, l’Islanda, la Groenlandia e Terranova; si spinsero a sud fino alle coste del Nordafrica e a est fino alla Russia e a Costantinopoli, sia per commerciare sia per compiere saccheggi. I vichinghi sono conosciuti anche per essere stati i primi scopritori del Nordamerica, raggiunto tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo.

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I viaggi dei vichinghi divennero sempre meno frequenti dopo l’introduzione del cristianesimo in Scandinavia, tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo. L’epoca vichinga viene convenzionalmente considerata conclusa dalla cruenta battaglia di Stamford Bridge, avvenuta nel 1066.

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Di questo popolo del mare, molto affascinante è anche la mitologia…: quella che segue, ad esempio, è una pagina relativa al Mito delle Origini…

Cito…

All’inizio dei Tempi esistevano due mondi: il Mondo del Sud, caldo e pieno di luce, e il Mondo del Nord, freddo e nebbioso. E fra di essi sprofondava l’abisso senza fondo. Il Mondo del Nord era attraversato da un fiume gelato da cui sorgevano freddissime nebbie: nel Mondo del Sud si aprivano invece laghi di fuoco da cui scaturivano faville ardenti. Le nebbie del Nord e le faville del Sud s’incontrarono dando origine a uno smisurato gigante: Imir. Da lui nacquero altri mostri, maligne creature del gelo e della notte, che popolarono le montagne del Nord.

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Ma con Imir appare anche una prodigiosa giovenca dal latte inesauribile la quale, leccando alcune rocce ricoperte di ghiaccio, trasse alla luce un primo essere di forma umana, Buri, ossia il Generante, il quale ebbe un figlio Burr, ossia il Generato. Da Burr nacquero tre divinità buone e luminose, la più importante fu Odino, o Votan, padre di tutte le divinità del bene, gli Asi. Vi furono così due partiti contrari: da una parte i discendenti di Imir, i Giganti della Montagna, o Jotuni; dall’altra i figli di Odino, gli Asi.

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Odino e i suoi fratelli decisero subito di dar battaglia a Imir, lo uccisero, lo gettarono nell’abisso, e nel lago formato dal suo sangue affogarono i giganti eccetto uno, che fu il progenitore degli Jotuni. Poi, col corpo di Imir, formarono la Terra, col suo sangue il Mare, con le sue ossa i Monti, coi suoi capelli gli Alberi, col suo cranio il Cielo, con il suo cervello le Nuvole, con le sue sopracciglia una grande fortezza nel centro della Terra, il Midgard. Infine, con le faville del mondo del Sud, fecero fiorire il Sole e le Stelle nella gran volta celeste.

Un giorno Odino, con gli altri due Asi, Luce e Fiamma, trovarono due frassini sulla riva del mare, v’infusero fiato intelletto e calore e crearono la prima coppia umana, Ask ed Embla. Ad essi diedero come dimora il Midgard, il guardiano Centrale, creato con le sopracciglia di Imir, costruendovi accanto la propria dimora, l’Asgard, o Giardino degli Asi. Gli Jotuni, invece, i discendenti di Imir, si rifugiarono nell’estremo Nord, nell’Utgard, che significa il Giardino Estremo.

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Poiché le carni del morto Imir brulicavano di vermi, gli dei pensarono di utilizzarli dando vita con essi a un’altra razza di esseri viventi, i Nani, che tanta importanza ebbero nella mitologia nordica e continuarono ad averne nelle leggende e nelle fiabe. A quattro Nani fu dato l’incarico di reggere la volta celeste che s’inarca sopra il mondo degli uomini e degli dei. Più tardi, però, gli dei trasportarono la loro sede ne cielo insieme al Valhall, o il Valhalla, la Sala degli Eletti, dimora dei guerrieri caduti in guerra, lasciando agli altri morti i regni sotterranei.

Il Valhalla è una immensa sala dal soffitto composto di lance, le pareti di scudi e i sedili di corazze; ed è tutto circondato da giardini e praterie. Al mattino i guerrieri escono nelle praterie e passano la giornata combattendo gagliardamente fra loro: il combattimento, infatti, è la loro gioia maggiore ed essi vi si dedicano per il solo piacere della lotta. A sera, coloro che sono rimasti uccisi risuscitano e, insieme agli altri, tornano cavalcando al Valhalla dove banchettano tutta la notte cibandosi delle carni inesauribili di un grande cinghiale e bevendo birra che viene loro servita dalle bionde Valchirie. Queste sono fanciulle guerriere le quali, oltre che servire gli eroi a tavola, in groppa ai loro bianche cavalli vanno a prendere le anime dei caduti dopo ogni battaglia, le portano al Valhalla e danno loro ristoro. Al seguito di Odino, di cui sono scudieri, cavalcano per monti e per mari avvolte in un bagliore di lampi che fanno scintille le loro corazze d’argento.

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Nel mezzo dell’universo sorge l’Albero della Vita, l’altissimo frassino dalle foglie sempre verdi e dalle tre lunghe radici. La prima di esse parte dal regno dei morti, la seconda dalla sede degli Jotuni, la terza della dimora degli dei, le tre fonti della vita e della saggezza le alimentano. Le tre Norne (che corrispondono alle Parche della mitologia greca e latina), innaffiano l’Albero della Vita e tessono il destino degli uomini con alcuni fili d’oro e un filo che non può essere distrutto, proviene dal regno sotterraneo. Sulla cima dell’Albero sta un’aquila che tutto conosce; fra le sue radici un drago che continuamente le rode; lungo il suo il suo tronco corre uno scoiattolo che fa da messaggero fra l’aquila e il drago. Così nacquero e si formarono il mondo e il mondo celeste, secondo gli antichi Germani.”

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a cura di Roberto Pellegrini

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