Hai da accendere? Prima “scopriamo” il fuoco…

Quella del “fuoco”, non fu certo un’”invenzione”, ma una “scoperta”. Probabilmente fortuita, ma indubbiamente provvidenziale, per tutto il genere umano e per la sua evoluzione. In effetti, ci è difficile riuscire ad immaginare come i nostri “Padri” potessero vivere le loro giornate, stagione dopo stagione, in un ambiente ostile e quanto mai rude, senza poter contare sugli innumerevoli vantaggi derivanti da quella cosa che, per noi ormai scontata, non lo era affatto: il fuoco, appunto…

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E senza andare troppo indietro negli anni, cosa sarebbe stata la vita dei nostri nonni senza il fuoco? Farsi un bagno caldo; scaldarsi; cucinare; persino accendersi una sigaretta: tutto questo sarebbe stato impossibile, o quasi…

Esistono molti racconti e leggende, che, ovviamente giocando di fantasia, tentano di inquadrare quell’evento prodigioso, che fu la scoperta del fuoco…

Quella che vi presento oggi, è una storia Cinese.

Cito.

Agli albori dell’umanità, l’uomo non conosceva il fuoco... Giunta la notte, cadeva ovunque una coltre nera, e fra i continui ululati degli animali gli uomini si riunivano in cerchio per la paura e il freddo. Senza il fuoco, potevano alimentarsi solo con cibi crudi, ammalandosi spesso, quindi vivevano vite brevi.

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Una divinità celeste chiamata Fuxi, addolorata per le difficoltà della vita degli umani, pensò di far conoscere loro l’uso del fuoco. Fatto ricorso alla magia, fece piovere nel bosco con lampi e tuoni. Con un forte frastuono, un fulmine colpì un albero i cui rami presero fuoco creando subito un grande incendio. Gli uomini, spaventati dai lampi e dal fuoco, se la diedero a gambe nelle quattro direzioni. Poco dopo il temporale cessò, tutto fu avvolto nelle tenebre della notte, la terra dopo la pioggia si fece più umida e fredda e la gente in fuga tornò a riunirsi, guardando con stupore i rami in fiamme. Allora un ragazzo realizzò che non si sentivano più gli ululati delle bestie nei dintorni, pensando: forse gli animali sono impauriti da questa cosa brillante? Avvicinatosi coraggiosamente al fuoco, sentì in corpo un forte calore, quindi chiamò eccitato gli altri: venite subito, questo fuoco non fa paura, ma ci porta luce e calore! Nel frattempo questi avevano trovato in lontananza i corpi degli animali bruciacchiati, da cui emanava un buon profumo. Seduti intorno al fuoco, si divisero la carne, trovando di non aver mai gustato qualcosa di più delizioso. Ritenendo che il fuoco fosse molto prezioso, aggiunsero dei rami per preservarlo. Ogni giorno alcuni facevano a turno la guardia alla fiamma per impedire che si spegnesse. Tuttavia un giorno la guardia di turno si addormentò e la fiamma senza più combustibile si spense. Gli uomini tornarono allora nel freddo e nell’oscurità, fra mille sofferenze.

La divinità celeste Fuxi, visto ciò, entrò nel sogno del ragazzo che aveva scoperto l’utilità del fuoco, dicendogli: nel lontano occidente c’è il paese di Suiming, che possiede l’esca della fiamma, se lo raggiungi potrai prenderla e riportarla qui… Il ragazzo, svegliatosi, si ricordò delle parole della divinità e decise di andare al paese di Suiming a cercare l’esca.

Dopo aver varcato montagne, superato fiumi e attraversato foreste, fra mille difficoltà il ragazzo raggiunse il paese di Suiming. Tuttavia qui non c’era la luce del sole, senza differenza fra giorno e notte ed una grande oscurità dappertutto, senza alcuna fiamma. Il ragazzo, molto deluso, si sedette ai piedi dell’ albero Suimu: all’improvviso scoccò una scintilla davanti ai suoi occhi, poi un’altra ancora, illuminando tutt’intorno. Il ragazzo si rialzò subito per cercare la fonte della luce, trovando che sull’albero Suimu alcuni grandi uccelli stavano beccando degli insetti coi loro corti e duri becchi. Un colpo di becco sul ramo e compariva improvvisamente una scintilla. Visto ciò, il ragazzo ebbe un’ispirazione: spezzò alcuni rametti del Suimu, sfregandoli fra loro su un ramo, originando una scintilla, ma non il fuoco. Senza abbattersi, cercò altri rami sfregandoli con pazienza sull’albero. Alla fine ne nacque del fumo e poi una fiamma. Per la gioia il ragazzo si mise a piangere.

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Dopo il suo ritorno al luogo d’origine con l’esca inestinguibile, ossia il metodo di sfregare il legno per appiccare il fuoco, l’umanità in seguito non visse più nel freddo e nella paura. Per il suo coraggio e intelligenza, il ragazzo venne nominato capo, con l’appellativo di Suiren, ossia “colui che ha portato il fuoco”.

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a cura di Roberto Pellegrini

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