Il “curniciello” napoletano, che…

…crediate o no ai suoi poteri,  è uno degli amuleti più antichi e conosciuti. Ha attraversato secoli di storia caratterizzando diverse epoche e culture ed ancora oggi lo ritroviamo nella tradizione artigianale di Napoli, dove la superstizione e la scaramanzia sono di casa.

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Ma perché si dice che porta fortuna? Il tutto ha origini remote, infatti nella preistoria le dimensioni delle corna di un animale ne definivano la potenza. Gli uomini delle caverne appendevano sull’entrata dei loro rifugi delle corna di animali, simbolo di prosperità e potenza, ma anche di fertilità.

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Al tempo dei romani, avere una statuina con un elemento del genere, lungo e affusolato, si pensava che portasse fortuna e benessere a tutta la famiglia e per le generazione future.

Via via questa simbologia continuò a creare suggestione ed ad assumere connotazioni differenti nelle varie epoche e culture.

Pensate che alcuni condottieri indossavano elmi che ricordavano le corna degli animali affinché fossero di buon auspicio durante le loro battaglie.

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Passare dal buon auspicio, alla fortuna ed alla capacità di allontanare il malocchio, il passo è stato breve, tanto che, nella zona partenopea la tradizione si diffuse ancor prima della nascita di Cristo per diventare oggi famosissima e caratteristica dell’artigianato locale.

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In epoca medioevale era in usanza la seguente filastrocca, che mostra quanto questo talismano fosse già in quell’epoca diffusissimo.

“San Gennaro, san Girolamo, san Crispino, san Giustino usa il mio cornetto, dagli fuoco, dagli vento. San Gennaro, san Girolamo, usa il mio cornetto. San Crispino, san Giustino, fammi vincere il quattrino. Sant’Eufemia, sant’Assunta, non tremate nell’aggiunta. Nel borsello il mio quattrino, il cornetto al santino”.

Ma attenzione, la scaramanzia detta che il “curniciello” porterà fortuna solo se sarà rosso e, soprattutto, se lo si riceverà in dono; inoltre, come cita un simpatico detto napoletano, esso deve avere particolari caratteristiche: “tuosto, vacante, stuorto e cu ‘a ponta” – duro, vuoto all’interno, storto e con la punta.

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Insomma tentar non nuoce, perché non farsene regalare uno, magari pure adornato con corona e sormontato dallo “scartellato” – gobbo?

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