Dimmi come “appari” e ti dirò chi sei! Forse…

“L’abito non fa il monaco!”, ma a volte sì, invece: potremmo sintetizzare così, la simpatica Storiella Cinese (non mia, ovviamente), che sto per presentarvi…

Inutile nasconderci dietro un dito: nella vita di tutti i giorni, l’insidia del pregiudizio è sempre “innescata”; mettere il piede in fallo può essere solo questione di un attimo…

Troppo di frequente (e nonostante tutti i nostri buoni proponimenti), nel “giudicare” (ma che brutta parola…), qualcuno finiamo per farci influenzare dal suo aspetto (sia nel bene, che nel male, ne sono convinto), finendo per confondere, in buona sostanza, ciò che un individuo “è”, con ciò che un individuo “appare”, o riesce ad apparire…

Non fermiamoci mai alla “prima impressione”…

Cito…

Nel 5° secolo a.C. al tempo dei Regni combattenti coesistevano molti Stati, fra cui Qin, Yan, Zhao, Qi, Chu, Han e Wei, chiamati le “sette potenze”. Qin, situato nell’attuale provincia dello Shaanxi, nella Cina nord-occidentale, avendo attuato una serie di riforme politiche ed economiche, era il più forte, aggredendo spesso gli altri sei Stati. All’interno dei gruppi di potere dei sei Stati,comparvero due fazioni, pro e contro Qin. La prima sosteneva la coesistenza pacifica dei sei Stati con Qin e l’impegno a non provocarlo, così da non creare pretesti per una sua aggressione, in base alla cosiddetta politica del “collegamento orizzontale”, mentre la seconda sosteneva l’alleanza dei sei Stati da nord a sud per affrontare Qin, secondo la politica dell’ “alleanza verticale”.

All’epoca molti consiglieri diffondevano le proprie idee nei vari stati, diventando subito famosi una volta che queste fossero state accettate ed incrementandone il valore sul mercato. Su Qin era un tipo del genere.

Su Qin raggiunse prima Qin per presentare al re la sua proposta di “collegamento orizzontale”, incoraggiandolo ad assicurare prima gli altri sei Stati e poi ad annetterli uno per volta. Il re la respinse, in apparenza perché il paese non avrebbe nutrito ambizioni espansionistiche, quindi non era interessato alla manovra. In realtà Qin non aveva ancora portato a termine tutti i preparativi per l’unificazione della Cina. Non avendo altra scelta, terminati i fondi per il viaggio e con gli abiti ormai a brandelli, Su Qin non potè che tornarsene deluso alla sua nativa Luoyang.

Una volta a casa, visto il suo aspetto imbarazzato, i genitori gli tolsero la parola e la moglie non lo guardò affatto, occupata a tessere. Chiesto alla cognata di preparargli da mangiare, questa non solo rifiutò, ma gli fece anche una ramanzina. Disperato, Su Qin decise di buttarsi a fondo nello studio per emergere, dandosi a capofitto alle ricerche sull’arte militare. A volte, fatto tardi la sera, non si rassegnava a dormire, preparando un punteruolo con cui se si sentiva assonnato si pungeva la gamba, continuando a studiare, da cui nacque l’espressione “colpire la gamba col punteruolo.”.

Su Qin studiò ripetutamente la situazione dei vari paesi, ritenendo fattibile l’opera di convincimento degli altri sei Stati ad accettare la strategia di “alleanza verticale” al fine di affrontare Qin.

Prima convinse Yan e Zhao, poi indusse Yan, Zhao, Qi, Chu, Han e Wei a formare un’alleanza capeggiata da Chu per affrontare Qin. Su Qin diventò capo di stato maggiore dei sei Stati. Venuto a conoscenza della situazione, Qin non osò più aggredire nessuno dei sei Stati. Ciò durò circa per 15 anni, fino all’unificazione della Cina da parte di Qin Shihuang.

Nella sua veste di capo di Stato maggiore degli eserciti dei sei Stati, Su Qin godeva di un’alta posizione nell’ambito dei loro rapporti. Una volta, passando per Luoyang, sua città natale, i funzionari locali diedero l’ordine di spazzare le strade e lo accolsero con tutti gli onori. Anche i genitori, appoggiati ai loro bastoni, si misero di buon’ora ad attenderlo all’incrocio. Tornato a casa, la moglie si nascose in un angolo, senza osar alzare lo sguardo su di lui, mentre anche la cognata si dimostrò profondamente rispettosa. Ridendo, Su Qin osservò: “Cognata, come siete cambiata! Prima mi disprezzavate ed ora siete così servile!” Tremando, costei rispose: “Ora che siete un alto funzionario, e per di più ricco, come potrei comportarmi come prima?” Su Qin non potè trattenersi dall’esclamare: “Quando si è poveri, si è disprezzati anche dai genitori, ma una volta ricchi, anche i parenti hanno paura… non c’è da stupirsi che si dia tanta importanza al potere e al denaro!”

a cura di Roberto Pellegrini

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