Modi di dire, ma non solo…

In bocca al lupo”; Acqua in bocca”; “A caval donato non si guarda in bocca”: chissà quante volte ci siamo imbattuti in queste espressioni, ascoltandole, o servendocene noi stessi, così: automaticamente, senza badarci nemmeno, senza interrogarci sulla loro origine…

Eppure, dietro tutte le espressioni ed i modi di dire più diffusi, c’è un “mondo” di informazioni, molto spesso inaspettate, che non di rado finiscono per coniugare Storia, aneddoti e folclore, costituendo, quindi, vere e proprie “gemme” di Cultura, di inestimabile valore.

Vediamo qualche esempio…

A ufo (es. mangiare pane a ufo) – Deriva dalla sigla A.u.f. (ad usum fabricae operis/destinato ad essere utilizzato nella fabbrica), posta sul materiale edilizio destinato alla fabbrica di San Pietro, per il quale, dunque, non era dovuto il dazio.

Abbassare la cresta – È il comportamento tipico del gallo quando perde nel confronto con l’avversario. Dal mondo contadino e animale è derivato questo modo di dire, che indica la necessità di abbassare le proprie pretese e adattarsi alla situazione.

A caval donato non si guarda in bocca – Il proverbio significa che dei regali dobbiamo sempre essere grati, anche se di scarso valore; e si dice così perché l’età di un cavallo si giudica guardando lo stato della sua dentatura, già ‘lo stato’ e non il numero dei denti. Non lo sapeva quel ragazzotto di campagna che andò al mercato ad acquistare un cavallo, e poiché il padre gli aveva raccomandato di osservare bene i denti dell’animale, si indignò nei confronti del mercante dicendogli: “Mi volete imbrogliare! Vendermi un cavallo di quarant’anni!”. Tanti infatti sono i denti del cavallo adulto… e il ragazzotto li aveva contati…

Acqua in bocca (=fare silenzio, non riferire un segreto). L’origine di questo modo di dire deriva dal rimedio proposto da un confessore a una donna pettegola e chiacchierona, che non riusciva a mantenere i segreti: le consigliò di riempirsi d’acqua la bocca ogni volta che voleva rivelare qualcosa.

Acquolina in bocca – Si riferisce alla salivazione che si verifica alla vista di un cibo particolarmente gradito, collegandolo con esperienze precedenti. Nasce dall’esperimento di Pavlov sul riflesso condizionato.

Hungry emoticon

Ai posteri l’ardua sentenza – è un modo di dire utilizzato quando è difficile pronunziarsi su un evento. Fu ALESSANDRO MANZONI a scrivere “ai posteri l’ardua sentenza” nell’ode Il 5 maggio.

Alla chetichella – Significa andarsene in silenzio, di nascosto e deriva da cheto (=quieto, tranquillo, silenzioso).

Alle calende greche (ossia mai) – Mentre i Romani denominavano calende i primi giorni del mese, i Greci non avevano calende; perciò è nato questo modo di dire, con cui si indica un evento che non avverrà mai.

Andare a Canossa – Questo modo di dire, che indica una grave, ma necessaria umiliazione, ha un’origine storica. Nella lotta per le investiture Enrico IV fu costretto a chiedere perdono a papa Gregorio VII, recandosi presso la contessa Matilde di Canossa, che aveva ospitato il pontefice. In quell’inverno rigido il re, scalzo e seminudo, dovette aspettare tre giorni e tre notti prima di essere ricevuto dal papa e perdonato.

Andar per la maggiore (essere in voga). Nella Firenze medievale tale frase indicava l’essere iscritto ad una delle arti maggiori.

Avere sangue blu nelle vene – Questa locuzione, nata nell’Ottocento, deriva dal fatto che i membri delle famiglie regnanti inglesi fossero affetti da emofilia, caratterizzata da una notevole riduzione della capacità di coagulazione, per cui le vene sono molto scure (blu). Ne era affetta la regina Vittoria.

Battere cassa – Significa chiedere denaro. Risale ad epoche in cui non esisteva la carta moneta: per sapere se c’era denaro in cassa, bastava batterla (scuoterla): se non suonava, significava che era vuota. Suonava soltanto se c’era denaro.

Capro espiatorio – Indica la persona accusata ingiustamente di aver commesso ingiustizie e atti criminosi. Ha un’origine biblica e si riferisce all’usanza di invocare Dio sacrificandogli un ovino (un capro).

Cercare col lanternino – Questo modo di dire si riferisce al filosofo Diogene, il quale girava per il villaggio con una lanterna, dichiarando di cercare l’uomo.

Chi ha fatto trenta può fare trentuno – Espressione nata quando papa Leone X, che aveva deciso di nominare trenta nuovi cardinali, si accorse di aver dimenticato di nominare un degnissimo prelato. A qualcuno che gli chiese come mai ne avesse nominati proprio trentuno, il pontefice rispose: “Chi ha fatto trenta può fare trentuno.”

Ci vorrebbe il pozzo di San Patrizio (= si vorrebbero soddisfare i desideri) – Deriva dal fatto che un tempo si credeva che nel pozzo di San Patrizio di Orvieto vi fosse sempre acqua in abbondanza a causa della sua profondità inimmaginabile.

Dare un colpo al cerchio e uno alla botte – Gli antichi bottai, per costruire le botti, colpivano col martello delle doghe (= assi di legno) riscaldate, dando un colpo alla doga e uno al cerchio.

Darsi all’ippica – Deriva da un evento storico: il gerarca fascista Achille Starace arrivò ad un convegno di medicina con un’ora di ritardo. Si giustificò dicendo: Fate ginnastica e non medicina. Abbandonate i libri e datevi all’ippica.

Di punto in bianco – Questo modo di dire, nato in campo militare, si riferisce al tiro delle artiglierie che, all’improvviso, sparavano direttamente senza elevazione e con il congegno di puntamento in bianco, cioè che non segnava nessun valore.

È un altro paio di maniche – L’espressione si diffuse nell’età medievale e rinascimentale, quando, per necessità pratiche, o per esigenza decorativa, i vestiti erano corredati di maniche di ricambio ed era possibile scegliere, ogni volta, quali maniche abbinare al vestito indossato. Le maniche erano spesso realizzate con tessuti preziosi e le dame, nei tornei, se le staccavano e le donavano ai cavalieri vincitori. Le maniche venivano scambiate come dono tra innamorati. Da qui l’origine della parola mancia (da manche, che in francese significa manica).

Essere al settimo cielo – Essere al culmine della felicità. Questo modo di dire deriva dalla concezione aristotelico-tolemaica, a cui fa riferimento anche Dante Alighieri, secondo la quale la Terra, ferma al centro dell’universo, era circondata da sette cieli concentrici.

Essere al verde – Secondo un’usanza medievale, nelle aste pubbliche all’inizio si accendeva una candela di sego tinta di verde nella parte terminale, per cui, quando si arrivava al verde, l’asta aveva termine. Secondo un’interpretazione più recente, questo modo di dire è nato nelle case da gioco, dove il giocatore che, all’inizio della giocata ha a disposizione tante fiches che gli ricoprono il tavolo, quando ha perso tutto è al verde, non vedendo davanti a sé altro che il tavolo verde.

Essere in bolletta – Essere in difficoltà economiche. La bolletta era la polizza rilasciata dal Monte di Pietà.

Essere un pezzo da novanta – Questo modo di dire deriva dal gergo militare e si riferisce al calibro (novanta, appunto) del pezzo forte (ossia il cannone).

Essere una palla al piede – L’espressione, riferita a cosa o persona estremamente fastidiosa, deriva dalla palla di piombo legata al piede dei prigionieri per impedirne la fuga.

Fare bancarotta – Risale all’antica usanza di rompere il banco del mercato al commerciante che dichiarava fallimento.

Fare a scaricabarile – Deriva dall’antica consuetudine (in epoche in cui non vi erano i mezzi usati oggi dai pompieri) di spegnere un incendio affidando ad alcune persone, equidistanti nel tragitto dal pozzo alla casa in fiamme, di porgere il barile colmo d’acqua all’altro e questi al successivo e così via. In questo modo nessuno era responsabile se l’incendio non veniva domato.

Fare fiasco – Deriva dall’antica arte di fabbricare il vetro. Quando il vetraio, soffiando sul composto rovente per farne un vaso cilindrico, otteneva un prodotto scadente, soffiava ancora per gonfiarlo al centro e poi lo ricopriva di paglia.

Fare il bastian contrario – (Bastian = diminutivo di Sebastiano e contrario). Nel 1747 nella battaglia dell’Assietta fu dato ordine all’esercito di ripiegare sulla seconda linea. Solo il conte di San Sebastiano disubbidì.

Fare le cose alla carlona (= fare tutto in modo approssimato e impreciso). Deriva dall’imperatore Carlo Magno, uomo semplice ed ignorante, che si affidava agli esperti in tutto.

In bocca al lupo è l’augurio che si fa a chi sta per affrontare una situazione impegnativa, ad esempio un esame. Colui che riceve l’augurio deve rispondere Crepi il lupo. Entrambi i modi di dire derivano dalla notissima fiaba di Cappuccetto rosso: essere in bocca al lupo indica un pericolo che, alla fine, viene superato; a tale scopo il lupo deve morire (crepi il lupo) per mano del cacciatore, che riesce infine a salvare Cappuccetto Rosso.

Lavarsene le mani – Nel senso di disinteressarsi di qualcosa, di non assumersene la responsabilità, risale al Nuovo Testamento e si riferisce a Ponzio Pilato che, interpellato sulla condanna a morte di Gesù, non volle pronunziarsi e chiese dell’acqua per lavarsi le mani.

Mangiare la foglia (= Diventare furbi). – Deriva dal mondo animale. Il baco da seta inizialmente cresce nel suo bozzolo, poi comincia a nutrirsi delle foglie del gelso e produce la seta.

Mettere i puntini sulle i – L’espressione risale all’epoca dell’invenzione della stampa. Inizialmente la i, senza puntino, poteva facilmente essere confuso con altri segni; per distinguerla, fu necessario aggiungere il puntino alla i, ma ciò apparve un’inutile pignoleria.

Nato con la camicia – Si dice di neonato che nasce ancora avvolto nel sacco amniotico. Nel Medioevo si riteneva che questi neonati fossero destinati a una vita felice e fortunata.

Non avere il becco di un quattrino – Il quattrino era una moneta di scarso valore, su cui era raffigurata una nave romana da guerra col rostro (becco). Non avere il becco di un quattrino significa non riuscire a vedere neppure una monetina.

Non c’è trippa per i gatti – Frase attribuita a Ernesto Nathan, sindaco di Roma che, a causa delle gravi ristrettezze economiche in cui versava il Comune, operò una serie di tagli al bilancio, compresa la somma stanziata fino ad allora per nutrire i gatti della città.

Non essere uno stinco di santo – Nei reliquiari, dove si conservano i resti del corpo dei santi, la reliquia più voluminosa è costituita dall’osso della gamba, lo stinco.

Non plus ultra – Deriva dalla scritta Nec plus ultra (Non più avanti), che secondo la leggenda era scritta sulle colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra), ritenute i confini del mondo.

Pagare salato – Nell’antichità l’estrazione del sale dal mare dipendeva da sistemi di lavorazione costosissimi e pericolosi, per cui il sale che se ne ricavava aveva un valore altissimo, sproporzionato alla piccola quantità di sale concessa al lavoratore come mercede del suo lavoro.

Perdere le staffe – Questo modo di dire, che significa arrabbiarsi al punto da non controllarsi più, si riferisce alle staffe, ossia gli anelli che venivano attaccati alle zampe dei cavalli per consentire ai cavalieri di montare in sella comodamente.

Pesce d’aprile – Un giorno l’imperatore Domiziano convocò d’urgenza il Senato. I senatori, molto agitati e preoccupati, accorsero subito. Entrarono due schiavi che portavano un vassoio con un grosso pesce. Domiziano, con aria molto seria, chiese ai presenti: Ecco il dilemma! Come bisogna cucinarlo? Poiché quel giorno era il primo di aprile, la tradizione ritiene che da quell’episodio sia nato il pesce d’aprile.

Piantare in Asso – Ha un’origine mitologica e si riferisce a Teseo, il quale era stato aiutato da Arianna a sconfiggere il Minotauro e ad uscire dal labirinto, ma poi l’abbandonò sull’isola di Nasso (Da piantare in Nasso deriva erroneamente la frase oggi usata piantare in asso).

Salvare capre e cavoli – Significa cercare di difendere i diritti di tutti quelli che sono in pericolo e deriva da un antichissimo gioco di logica.

Tagliare la corda – Espressione legata alla barca, che veniva legata a riva con una corda. Per salpare, naturalmente, bisognava tagliare la corda.

Tornare con le pive nel sacco – Le pive sono strumenti musicali. Questo modo di dire nasce da un’antica usanza militare: in caso di vittoria l’esercito trionfante rientrava accompagnato da canti e musiche mentre, in caso di sconfitta, rientrava in silenzio e gli strumenti venivano chiusi (nel sacco).

a cura di Roberto Pellegrini

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3 pensieri riguardo “Modi di dire, ma non solo…

  1. Una curiosità. Lo stesso episodio della battaglia dell’Assietta cui si deve, secondo alcuni, la locuzione “fare il bastian contrario” diede origine anche a un altro modo di dire, bogia nen ovvero bogianen (la -o- si pronuncia molto chiusa, quasi -u-), che è il soprannome popolare dato ai piemontesi, con riferimento alla loro tenacia e risolutezza. Letteralmente significa “che non si muove” (cfr. il francese bouger = muovere, muoversi).
    Sull’Assietta v’erano meno di 7000 austro-piemontesi, trincerati dietro muri a secco per fermare l’avanzata di 40.000 francesi. Considerata l’inferiorità numerica, lo stato maggiore comunicò al comandante sabaudo, il conte di San Sebastiano, l’autorizzazione a far ripiegare le truppe su posizioni arretrate, meno esposte. Si dice che San Sebastiano abbia risposto in piemontese “D’ambelesì nojàutri i bogioma nen” (Da qui non ci muoviamo); secondo altri, invece, consapevole del fatto che la ritirata avrebbe esposto i suoi al fuoco nemico, causando numerose perdite, il conte avrebbe deciso di rischiare il tutto per tutto e ordinò ai soldati “Bogeve nen, fioeui” (Non muovetevi, ragazzi). Comunque sia, dopo un vano assalto i francesi furono costretti lasciare il campo, sconfitti.

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