La rubrica di Celine #2

Io sono tra coloro che subiscono il fascino del profumo, un mondo affascinante che dall’antichità fa parte dell’uomo e della sua cultura. Un popolo dopo l’altro ha attribuito al profumo funzioni a volte religiose e a volte profane. Da nord a sud, da est ad ovest, attraverso i secoli, questo sottile cerchio profumato collega gli uomini di tutto il mondo.

La parola profumo deriva dal latino per fumum, ossia attraverso il fumo, probabilmente in seguito al fatto che si bruciavano aromi in onore degli dei, ma la storia del profumo passò, come vedremo, sicuramente da Roma, ma tutto ebbe inizio prima.

Oggi in particolare approfondiremo la storia del profumo nell’Egitto dei Faraoni.

Con la civiltà egizia, il profumo ha un legame indissolubile, in quanto serviva da intermediario fra l’uomo e gli dei essendo presente in tutti i rituali, compresa l’imbalsamazione.

I sacerdoti, quotidianamente, eseguivano la pulizia delle statue divine con olii profumati ed unguenti, con la convinzione che con questo rito la protezione degli dei per il loro passaggio nell’aldilà fosse assicurata. Ricordiamo che questo passaggio necessitava del mantenimento dell’integrità del corpo, da qui consegue la pratica dell’imbalsamazione che permetteva la conservazione del corpo.

Non distanti dai luoghi di culto vi erano dei locali dove i sacerdoti ed i loro assistenti preparavano gli aromi e gli oli destinati ai riti. Un esempio di ciò si trova presso il tempio di Edfou, dove sulle pareti di una stanza sono incise le procedure per la fabbricazione dei profumi.

Possiamo affermare che in questo campo, come in molti altri, gli Egizi precorsero le scoperte future e furono dei veri maestri.

Essi non utilizzavano le sostanze profumate solo nei riti, ma anche nella vita privata e fu così che nacque una vera e propria industria del profumo, agevolata dalla regina Hatshepsut, che inviò dei vascelli sulla costa somala per scambiare mercanzie con prodotti esotici destinati alla fabbricazione dei profumi.

Il ritorno a Tebe fu un avvenimento memorabile. Hatshepsut, dopo aver offerto al tempio di Amon un ricco tributo di avorio, mirra, incenso e profumi, ordinò che gli alberi di mirra fossero trapiantati sulla terrazza del suo tempio a Deir-el-Bahari: “Come il dio mi ha ordinato, io ho fatto per Lui un angolo di Punt davanti al Suo Tempio, abbastanza grande perché Egli possa passeggiarvi”.

Il profumo dei Faraoni era il Kyphi, un’essenza non a base di alcol con svariati ingredienti che la ricercatrice francese Sandrine Videault ha ricreato in laboratorio con l’aiuto dello storico greco Plutarco, il quale scrisse: “Il kyphi è un profumo composto da 16 sostanze: miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa; si aggiunge lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico,…ma non a caso, bensì secondo le formule indicate nei libri sacri ed ha il potere di favorire il sonno, aiutare a fare dei bei sogni, rilassare, spazzare via le preoccupazioni quotidiane, dare un senso di pace”.



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