“Caro Maestro Merisi…

… quante cose avrei voluto chiederle se avessimo avuto la possibilità di conoscerci di persona e magari cenare insieme” – Rembrandt

Deve avere pensato a questo, quando il direttore generale della Pinacoteca di Brera, ha deciso di posizionare nella sala ventotto della Pinacoteca stessa, una accanto all’altra: la “Cena in Emmaus” del Caravaggio e la “Cena dei pellegrini di Emmaus” di Rembrandt.

Un confronto/dialogo fra i due grandi pittori della luce, accomunati da uno spirito libero. A 350 anni dalla morte dell’olandese, si celebra così a Milano l’anniversario, ponendo a confronto le due famose opere.

Il Caravaggio fu sicuramente un artista modello per Rembrandt, dipinse il quadro oggetto del confronto nel 1606, un anno piuttosto tribolato per il Maestro, che è scappato da Roma dopo aver assassinato Ranuccio Tomassoni e che vive rifugiato nei feudi Colonna dipingendo con l’intenzione di raggranellare soldi per recarsi a Napoli.

Nel quadro tutto è avvolto nell’ombra, tranne alcuni elementi studiati a dovere: Gesù, i servitori della locanda, la povera cena. Tutto appare trasudare dolore, la pittura è intensa, ma cupa, molto più cupa della prima versione della cena ora conservata alla National Gallery di Londra.

La tela dipinta da un giovane Rembrandt è decisamente più piccola, solo una quarantina di centimetri per lato, ma è un vero e proprio concentrato di fascino. Al tempo della sua realizzazione il pittore vive a Leyda, nel pieno dell’ondata protestante che pone il divieto di rappresentare la figura del Cristo: a Rembrandt poco importa e trova il modo per illuminare con una candela posta ben nascosta sul tavolo la sagoma di Cristo, insomma una “rappresentazione”-“non- rappresentazione”. Anche se il volto non è visibile, è chiaro dallo stupore dell’altro personaggio rappresentato che si tratta di Cristo.

In entrambe le tele la luce gioca un ruolo deciso e fa di entrambe una visione commovente.

2 pensieri riguardo ““Caro Maestro Merisi…

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