Claude Monet e la Liguria

Se siete stati in Liguria, più in particolare nella Riviera di Ponente, conoscete sicuramente i paesaggi sensazionali che sono stati fonte di ispirazione per il grande pittore. Il cromatismo di questi luoghi divenne per Monet una vera e propria ossessione, quando nel 1884, egli si recò in soggiorno in quei luoghi con l’intento di riuscire a catturarne la luce.

Monet conosceva già i panorami liguri, in particolare genovesi – vi era stato poco tempo prima con Pierre-Auguste Renoir – ma dopo essersi reso conto che i suoi interessi erano completamente diversi da quelli dell’amico, decise di abbandonare la “missione”, ripetendo l’esperienza poco dopo e stabilendosi a Bordighera in completa solitudine.

Monet era affascinato dai colori di quei luoghi, dalla varietà dei verdi, dei rosa, dei blu e degli azzurri; letteralmente ipnotizzato dalle tonalità del cielo e del mare, in continuo mutamento nelle varie ore del giorno; coinvolto dalla luce che si rifletteva sulla natura; perennemente in ansia per le difficoltà che incontrava nel catturare sulle tele questi scorci.

Oggi ho lavorato ancora di più: cinque tele, e domani conto di iniziarne una sesta; andiamo abbastanza bene, dunque, sebbene tutto mi sia assai difficile da fare. Queste palme mi fanno dannare, e poi i motivi sono estremamente difficili da riprodurre, da trasferire sulla tela; è tanto folto dappertutto; è delizioso da vedere; si può passeggiare indefinitamente sotto le palme, gli aranci, i limoni e anche sotto gli splendidi ulivi, ma quando si cercano soggetti è molto difficile. Vorrei fare certi aranci e limoni che si stagliano contro il mare azzurro, non riesco a trovarli come voglio. Quanto all’azzurro del mare e del cielo, è impossibile. Comunque, ogni giorno aggiungo e scopro qualcosa che prima non avevo saputo vedere. Questi luoghi sembrano fatti apposta per la pittura en plein air. Mi sento particolarmente eccitato da quest’esperienza e, dunque, penso di tornare a Giverny più tardi del previsto, anche se la vostra assenza disturba la mia serenità” (Bordighera, 26 gennaio 1884 – Lettera alla moglie).

Lavoro come un forsennato su sei tele al giorno. Faccio molta fatica, poiché non riesco ancora a cogliere il tono di questo paese; a volte sono spaventato dai colori che devo adoperare, ho paura di essere terribile, eppure sono ancora ben al disotto; è atroce la luce” (Bordighera, 29 gennaio 1884 – Lettera alla moglie).

Proprio durante questo soggiorno Monet cominciò ad utilizzare colori che non avevano mai fatto parte della sua tavolozza, come il blu tendente al viola, l’albicocca, il verde smeraldo in toni e sottotoni. Tutto nell’intento di rappresentare questi paesaggi straordinari e la loro intensità di colore.

Durante la sua permanenza a Bordighera, Monet non perse l’occasione per esplorare i dintorni e si spinse nell’entroterra, a Sasso e Dolceacqua, dove realizzò dei dipinti divenuti poi famosissimi, tanto rimase incantato da questi luoghi quasi fiabeschi. Dipingendo il Ponte Vecchio di Dolceacqua, ebbe a dire: “ponte che è un gioiello di leggerezza”.


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