Zero “like” alla noia…

Un servizio del TG rende conto di un’iniziativa molto particolare (ma già in uso da tempo, mi dicono); a me verrebbe da dire scioccante: una Scuola Media ha organizzato una gita, non (come ci si aspetterebbe), solo a fini d’istruzione, ma per avviare, con i ragazzi, un percorso di disintossicazione (sì: disintossicazione), dalla dipendenza dallo smartphone.

I ragazzi coinvolti (in questo è consistito il progetto), hanno dovuto trascorrere l’intero periodo della gita senza il proprio cellulare.

L’iniziativa, che ha avuto una certa eco, suscita perplessità ed induce, ancora una volta a riflettere.

– Il momento più difficile -, ha dichiarato uno dei ragazzi “sopravvissuti” (a me sembrava di ascoltare uno scampato dai campi di prigionia), – E’ stato il viaggio, perché senza il cellulare mi sono annoiato e non sapevo cosa fare! –

Ai miei tempi (che, comunque, non sono quelli di un Brontosauro), quando andavamo in gita, il momento del viaggio in pullman era, forse, quello più divertente: ci si ammucchiava tutti in coda e si “attaccava” con le solite canzoni. Chi non conosceva ancora le parole, poteva battere le mani, che andava benissimo lo stesso: “Quantafrettamadovecorridovevai” (Il Gatto e la Volpe: datato, ma immarcescibile pezzo di Edoardo Bennato, ndr), buttato lì così, quasi senza prendere fiato, era il pezzo più gettonato. E ci sentivamo tutti coinvolti, in questo X-Factor festaiolo su quattro ruote, compresi i prof e la solita secchiona del primo banco, che non rideva mai; ed eravamo felici davvero.

Le tecnologie ci hanno aperto scenari di infinite possibilità, ma il prezzo che stiamo pagando (anzi: che stanno pagando i nostri ragazzi), è alto, in termini di qualità della vita. Troppo alto, francamente, se stanno così le cose.

Spesso i giovani, proprio perché non hanno avuto modo (come invece è capitato a me), di vivere in diretta l’evoluzione e l’affermarsi, via via crescente, del cellulare (e suoi derivati), non hanno la percezione di quanto sia, in realtà, “peggiorato” il loro stare insieme; di quanto sia insidiosa la strada che hanno imboccato. In sostanza: di quanto abbiano acquisito, e quanto abbiano perso…

Il rapporto con gli altri e, quindi, con se stessi, oggi passa dal proprio smartphone; viviamo l’era del digito ergo sum. Le emozioni, oggi, si cercano in un selfie; si immortalano su Instagram; si conservano nella memory card; viaggiano col wi-fi.

Ma questo, in realtà, vale per tutti, noi adulti compresi. Dal momento che, se magari a noi non capita di sfinirci di noia, andando in gita, l’esempio che troppe volte forniamo ai nostri giovani non è incoraggiante, visto e considerato che, è notorio, al primo posto delle cause di incidenti stradali, in Italia, c’è proprio l’uso del cellulare alla guida.

Meglio correre ai ripari prima, allora, finché siamo in tempo, intervenendo sulla “formazione” (o sul recupero, a questo punto), dei ragazzi ancora in età scolare.

E, questo, le Istituzioni lo hanno capito da un po’; ecco spiegata la bella iniziativa, che ha fornito lo spunto per questo mio breve intervento.

by Roberto Pellegrini

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