Sconvolgere il mondo con un solo atto

Spesso il benessere può rendere “opache” anche le qualità più brillanti. Individui dalle spiccate capacità e dalla personalità vincente, rapiti dal vizio e abbandonati alle comodità eccessive, finiscono per impigrire il proprio spirito d’iniziativa, la propria voglia di fare, erroneamente persuasi che sia meglio “rimandare”, piuttosto che “agire” subito.

Del resto, com’è noto, non a caso si dice che sia la “povertà” (e non l’agiatezza), ad aguzzare l’ingegno…

A volte, però, può bastare un piccolo stimolo, per risvegliare l’orgoglio e l’amor proprio di un… “genio addormentato”.

Leggete questa antica, graziosa Favola Cinese…

“Tra il 9° e il 5° secolo a.C. la Cina visse il periodo degli Stati combattenti, durante il quale esistevano alcune decine di principati. Per sopravvivere, era molto importante che questi seguissero una politica interna e estera corretta ed efficace. In questo contesto nacque uno strato sociale di consiglieri esclusivamente al servizio dei sovrani. Questi avevano proprie filosofie e teorie sull’amministrazione statale e in particolare la capacità di servirsi di vivide metafore per esortare i governanti, in modo che questi fossero felici di accettare i loro consigli, senza offendersi.

Il re Qi Wei dello Stato di Qi era salito al trono da poco. Quando era principe, era un ragazzo molto intelligente. Non solo aveva studiato l’Arte Militare e la Letteratura, ma dimostrava anche grande interesse per la strategia di governo dello Stato, nella speranza di poter rendere potente il paese dopo la sua ascesa al trono. Tuttavia, una volta sul trono, scoprì che l’autorevolezza ed il piacere reali erano di gran lunga maggiori di quelli principeschi. Tutti i giorni era accompagnato alle udienze di corte da schiere di ministri e quando tornava nei suoi appartamenti, godeva di cibi squisiti e delle donne più belle. Pian piano le sue alte aspirazioni di principe si dissolsero.

Passati due anni, il re Qi Wei si dava sempre più al vino e ai piaceri della carne. Ogni giorno beveva e andava a caccia, incaricando ministri degli affari statali. Di conseguenza la politica statale non riusciva ad imboccare un’orbita corretta, i funzionari cominciarono ad essere corrotti e a mancare ai loro doveri, mentre lo Stato si indeboliva sempre più. Approfittando dell’occasione, tutti gli Stati vicini tentarono di invadere Qi. I funzionari onesti e la popolazione temevano molto, ma non avevano il coraggio di persuadere il re a cambiare, temendo di essere colpevolizzati.

Il consigliere Yu Chunkun aveva una grande eloquenza e dibatteva spesso con altri citando metafore interessanti. Appreso che anche il re Qi Wei amava usare metafore per dimostrare la propria intelligenza, Yu Chunkun decise di cercare un’occasione per persuaderlo.

Un giorno vide il re e gli disse: “Eccellenza, ho un enigma da risolvere.” Il re chiese: “Quale?”

L’altro rispose: “In un paese un grande uccello vive a corte da ben tre anni. Tuttavia se ne sta in un angolo senza obiettivo, senza volare né cantare. Riesce a indovinare di quale uccello si tratta?”

Al sentire ciò, il re capì subito che Yu Chunkun stava ironizzando su di lui, che come re, non aveva fatto nulla. Ma come risolvere l’indovinello?

Dopo aver riflettuto a lungo, il re disse a Yu Chunkun: “Tu non sai che questo uccello gigante non vola perché se lo fa raggiunge il cielo, e non canta, perché se lo fa sconvolge il mondo, aspetta e vedi!”

In seguito, il re si chiuse nella reggia per riflettere, decidendo di correggere i suoi errori ed attivarsi, compiendo una grandiosa impresa. Cominciò col riassestare la politica statale, convocando i funzionari dell’intero paese, encomiando quelli che facevano il proprio dovere e punendo severamente i corrotti e gli incapaci, poi passò all’esercito, rafforzando le forze militari. Subito dopo lo Stato di Qi cambiò profondamente sotto tutti gli aspetti, mentre ovunque regnava un’atmosfera di entusiasmo. Appresa la notizia, gli Stati che intendevano invadere Qi rimasero senza fiato, affermando che il re di Qi come l’uccello gigante, “se non canta è una cosa, ma se canta sconvolge il mondo.” “

a cura di Roberto Pellegrini

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