La rubrica di Celine #3

Il profumo nella Grecia antica

Nella civiltà ellenica i profumi erano considerati essenziali nella celebrazione del culto, infatti mirra ed incenso venivano regolarmente bruciati dopo le offerte di animali.

Le sostanze profumate erano ritenute di origine divina e di conseguenza matrimoni, nascite e funerali venivano accompagnati da unzioni profumate. In particolare i funerali in quanto si credeva che queste sostanze favorissero il passaggio nell’aldilà, ecco quindi che i morti venivano avvolti in lenzuola profumate di rosa, giglio o viola, considerati simboli di vita eterna.

L’importanza attribuita al profumo durante quel periodo è confermata dal famoso “Trattato degli odori” di Teofrasto, testo base della profumeria antica.

All’epoca di Omero, durante i banchetti, si lavavano i piedi degli invitati in segno di ospitalità, poi si offrivano loro ghirlande di fiori, vini profumati, unguenti alla rosa e all’olio di garofano. A Creta, prima di partecipare ai famosi spettacoli con i tori micenei, gli atleti usavano ungersi il loro corpo con olio profumato.

In medicina Ippocrate esaltava dei rimedi a base di salvia, di malva, di cumino somministrati sottoforma di suffumigi, frizioni e bagni. Dopo le abluzioni ai bagni pubblici, luoghi di socializzazione, uomini e donne profumavano i loro corpi con olii all’iris e alla maggiorana.

Proprio in quel periodo il profumo diventò un prodotto esportabile aiutato dalla natura privilegiata della Grecia dove non mancavano di certo le materie prime: olio di oliva, sandalo, cannella, noce moscata, muschio ecc…

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