Le “zebre” di casa nostra…

Negli altri Paesi Europei (lo confermerebbero le solite statistiche), gli automobilisti, generalmente, le rispettano. Qui da noi, in Italia (ma ci sarebbe da considerare un’ulteriore suddivisione per latitudini…), ci si arresta, il più delle volte, con un’aria tipo “per gentile concessione”, o “proprio perché mi hai beccato con la luna buona”; sullo sfondo: il Codice della Strada.

Le Strisce Pedonali, o “zebre”, comunque le si voglia chiamare, nel nostro Paese restano un rompicapo, più o meno come il famoso cubo di Rubik.

Eppure la regola c’è: se un pedone è in attesa da un capo delle Strisce, lo si lascia attraversare.

Già: andiamolo a raccontare sulla spiaggia, per suscitare l’ilarità degli amici, sotto l’ombrellone…

Il più delle volte il pedone (malcapitato), di turno, se ne resta appollaiato con aria rassegnata ed uno sguardo, a tratti, supplichevole, che si insinua al di là del parabrezza “a tiro” in quell’istante: a volte lo sguardo funziona, altre volte ci mette un po’…

Frequenti sono le frenate all’ultimo secondo, che denotano (mettendo, però, alla prova le coronarie dei presenti), l’improvviso, quanto tardivo, sopraggiungere di un “caso di coscienza”, solitamente associato alla presenza, sulla “rampa”, di vecchietti con bastone, vecchine con carrello della spesa, mamme pesseggino-munite, oppure avvenenti signorine in minigonna, dal sorriso accattivante.

Ma questi sono casi limite: se avete “soltanto” l’aspetto pimpante è molto probabile che dobbiate mettervi il cuore in pace: un po’ di tempo da perdere ce l’avrete di sicuro; tanto, poi, lo “recuperate”…

Eppure, nonostante tutto questo sia sufficientemente noto, ci sono anche quelli che affrontano le “zebre”, come Tania Cagnotto affronta il trampolino: lanciandosi, punto e basta; magari con la faccia incollata sul cellulare. A conti fatti, la pelle è vostra, signore e signori…

Ma se associamo questo dato, a quello, non meno allarmante, che stigmatizza l’uso del telefonino alla guida, la catastrofe è dietro l’angolo. E non serve scomodare il Rag. Fantozzi, per capirlo.

Poi ci sono i ciclisti, che arrivano all’improvviso sugli attraversamenti dedicati, usufruendo sì, di un sacrosanto diritto, ma esercitandolo incoscientemente, spuntando, cioè, di colpo, quasi dal nulla, con lo sguardo fisso sull’”infinito”, come fossero stati “teletrasportati” sulle “zebre”, direttamente dal Giro d’Italia…

Non ci siamo: credo che alla prudenza dovremmo accordare, tutti, la precedenza.

Sempre.

by Roberto Pellegrini

4 pensieri riguardo “Le “zebre” di casa nostra…

  1. Qui in Inghilterra si fermano un chilometro prima se ti vedono aspettare all’inizio delle strisce, naturalmente con un gesto della mano si ringrazia sempre. Impensabile in Italia, mi viene da ridere ogni volta che mi capita di attraversate. 😁

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