Un “lancio”… in attesa da secoli

Sfogliando un libro di Storia dell’Arte, che usavo al Liceo, mi sono imbattuto nella foto di una statua notissima: il Discobolo di Mirone.

L’atleta raffigurato, immortalato nell’atto di scagliare il “disco”, è rappresentato con un tale realismo ed una tale “morbidezza”, da suscitare nell’osservatore l’impressione che, da un momento all’altro, l’”attrezzo” che tiene saldamente nella mano destra possa prendere davvero il “volo”…

Il Discobolo è una scultura realizzata intorno al 455 a.C. (periodo di congiunzione tra preclassico e classico) da Mirone. La statua originale era in bronzo, oggi è nota solo da copie marmoree dell’epoca romana, tra cui la migliore è probabilmente la versione Lancellotti.

L’opera venne forse fusa per la città di Sparta e rappresentava un atleta nell’atto di scagliare il disco.

Dell’opera si conoscono diverse versioni. Tra le più importanti, oltre a quella Lancellotti, ne esiste una integra al British Museum detta Townley che si distingue per un trattamento della testa più adrianeo, dai capelli più lunghi; inoltre lo scultore, possedendo una tecnica più avanzata, ridusse il tronco d’appoggio a lato della figura. Nel Museo nazionale romano si conserva un’altra versione frammentaria, detta di Castelporziano. L’opera fu oggetto delle spoliazioni napoleoniche durante l’occupazione francese.

Infatti la presenza dell’arte preclassica è tradita dalla costruzione della figura, più vicina al rilievo che alla statuaria, e dall’immobilità del torso. Si considera la scultura come un'”istantanea”: l’atleta venne raffigurato nel momento in cui il suo corpo, dopo essersi rannicchiato per prendere slancio e radunare le forze, sta per aprirsi e liberare la tensione imprimendo al lancio maggiore energia. Subito dopo girerà su se stesso e scaglierà il disco, accompagnando il gesto con tutto il corpo.

Se ci si pone di fronte alla statua ci si accorge delle affinità con l’arte egizia: il tronco è rappresentato frontalmente, le gambe e le braccia di lato. La rappresentazione non risulta comunque antica e obsoleta poiché Mirone ha fatto assumere all’atleta un atteggiamento simile a quello reale modificandolo fino a fargli esprimere nel modo più efficace l’idea del movimento.

Cicerone scrisse: «Le opere di Mirone non sono ancora vicinissime alla verità, nondimeno non si esiterà a dichiararle belle; quelle di Policleto sono ancora più belle e già veramente perfette secondo la mia opinione».

Gli storici d’arte dell’antichità lodarono Mirone per la sua maestria nel ritmo e nella simmetria. L’espressione di serenità, priva di sentimenti e accennante solo una tenue concentrazione, fu criticata da Plinio.

by Roberto Pellegrini

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