Una vita da… albero

Ogni tanto mi capita (quando le condizioni meteo lo consentono), di leggere un libro, o stendere qualche appunto, approfittando dell’ombra e delle comode panchine del Parco della mia città.

Riesco a concentrarmi meglio al suono del canto lontano del cuculo, o del fischio modulato del merlo, piuttosto che con lo sconquasso robusto provocato dalla centrifuga della “datata” lavatrice del vicino, o con il volume “a palla” della tele della signora appassionata di televendite pomeridiane, “soddisfatti o rimborsati”.

E ci sono momenti in cui (come adesso…), mi guardo intorno, inseguendo idee, “assemblando” riflessioni, da “catturare”, eventualmente, sul foglio, piuttosto che lasciare che si “perdano” nel vento.

Proprio in uno di quei momenti di “pausa” mi sono accorto di un albero, anzi: di “quell’albero”, enorme, che “vedo” da sempre, ma che non ho “guardato” mai…

Quanti “particolari” ho messo, finalmente, a fuoco!

Ho capito, cioè, un po’ per gioco, un po’ no, che la vita dell’albero dev’essere tutt’altro che facile.

Ad esempio non dev’essere semplice doversi accettare nelle vesti “naturali” di “albergo a ore” per volatili di qualunque genere, ipotizzando, che so io (giudicando come potrebbe farlo un albero, appunto), che possano esistere “inquilini” piumati di gradevole compagnia ed altri no…

Ad esempio non credo sia facile nemmeno dover soggiacere alle bizze del meteo, per poter “bere”, non quando si ha sete (magari in piena siccità), ma secondo i capricci di Giove Pluvio…

E, soprattutto, non credo sia tanto gradevole nemmeno poter vantare sì, radici profonde e salde, per essere, però, condannati, proprio per questo, a vivere una vita (che può essere anche secolare), senza potersi spostare di un solo millimetro…!

Ma, a pensarci bene, a questo, forse, un rimedio c’è: se è vero, com’è vero, che un albero non può scegliersi il “panorama”, è altrettanto vero che sia il cielo stesso a “corrergli”… sulla testa, in infiniti inseguimenti di nuvole e di stelle, nel corso di tutta la vita…

Raccontandogli, forse, la Storia del mondo.

by Roberto Pellegrini

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