Miramare: l’affascinante dimora che ispirò anche Carducci

Nel 1878, Giosuè Carducci visitò Trieste ed il Castello di Miramare; proprio questo scrigno di storia e di arte, gli ispirò il componimento “Miramar” inserito poi nel Libro I delle “Odi Barbare”.

O Miramare, a le tue bianche torri

attediate per lo ciel piovorno

fosche con volo di sinistri augelli

vengon le nubi.

O Miramare, contro i tuoi graniti

grige dal torvo pelago salendo

con un rimbrotto d’anime crucciose

battono l’onde.

Meste ne l’ombra de le nubi a’ golfi

stanno guardando le città turrite,

Muggia e Pirano ed Egida e Parenzo

gemme del mare;

e tutte il mare spinge le mugghianti

collere a questo bastion di scogli

onde t’affacci a le due viste d’Adria,

rocca d’Absburgo; …

G. Carducci

Il Castello di Miramare fu fatto edificare da Massimiliano d’Asburgo-Lorena, fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, ed in questa dimora visse con la sua amata moglie Carlotta del Belgio, godendo di una vista mozzafiato sul mare aperto.

L’ingegnere austriaco al quale venne affidato il progetto fu Carl Junker, personaggio alquanto eclettico che mescolò, magistralmente ed in piena armonia, diversi stili: dal gotico, al medievale al rinascimentale. Il tutto circondato da diversi ettari di parco e dall’azzurro intenso del mare.

Un doloroso destino, però attendeva la coppia, infatti nel 1863 Francesco Giuseppe propose al fratello Massimiliano di diventare Imperatore del Messico, fu così che la coppia lasciò Miramare diretta oltreoceano. La situazione politica messicana era alquanto complessa e la monarchia imposta e retta da uno straniero non era affatto gradita. Fu così che Massimiliano venne catturato e fucilato nel giugno del 1867. Alla moglie Carlotta non rimase che tornare a Miramare, ma la perdita dell’amato marito le causò degli squilibri e finì i suoi giorni in Belgio dove tornò per volere della cognata Enrichetta d’Asburgo-Lorena.

La partenza della coppia fu immortalata dal pittore Cesare dell’Acqua su una tela battezzata “Partenza di Massimiliano e Carlotta per il Messico” – tutt’ora conservata al Castello di Miramare – e descritta come segue dal Carducci:

Addio, castello pe’ felici giorni

nido d’amore costruito in vano! Altra su gli ermi oceani rapisce

aura gli sposi…

Ahi! Mal tu sali sopra il mare nostro,

figlio d’Absburgo, la fatal Novara…

Tra boschi immani d’agavi non mai

mobili ad aura di benigno vento,

sta ne la sua piramide, vampante

livide fiamme

per la tenebra tropicale, il dio

Huitzilopotli, che il tuo sangue fiuta,

e navigando il pelago co’ l guardo

ulula – Vieni”…

La tragicità della vita di questi due innamorati hanno trasformato il Castello di Miramare in un simbolo di felicità infranta e visitando l’odierno Museo Storico si percepisce l’immenso amore ed il tragico destino.

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