Maud Lewis: un modello di resilienza

Alcuni di voi già conosceranno la storia di questa pittrice canadese grazie al film “Maudie – Una vita a colori” che ha partecipato nel 2016 al Toronto Film Festival ed ha così contribuito a diffondere la fama di Maud Lewis.

Maud nacque il 7 marzo 1903 nell’Ohio del Sud, Nuova Scozia, Canada, figlia di John ed Agnes Dowley. Sin da bambina soffrì di artrite reumatoide, malattia che la costrinse a vivere costantemente nel dolore e che ne limitò i movimenti. Lasciò la scuola prematuramente, molto probabilmente a causa del bullismo e la madre amorevole le trasmise la passione per la pittura insegnandole a dipingere cartoline natalizie.

La vita la pose di fronte a continue dure prove, non da ultimo fu costretta a dare in adozione la sua bimba avuta da una relazione giovanile con un uomo che non volle assumersi le proprie responsabilità. Alla morte dei genitori, suo fratello maggiore Charles la estromise dall’eredità e la costrinse a vivere con una zia a Digby.

Maud sentiva forte dentro di sé il desiderio di riscatto e decise di trovarsi un lavoro e rendersi indipendente, rispose ad un annuncio esposto in un negozio dove si cercava una domestica e fu così che conobbe quello che sarebbe diventato il suo futuro marito: Everett Lewis, venditore ambulante di pesce.

La casa di Everett era poco più di una baracca, composta da un solo locale ed una soffitta, senza acqua e luce, con solo una piccola stufa a legna che serviva da cucina e da riscaldamento. La loro vita coniugale scorreva giorno dopo giorno nella povertà. Maud rese questa piccola casa accogliente dipingendo ogni superficie disponibile: vetri, porte, finestre, pareti, mensole ecc. e, su piccole tavole di legno, continuò a dipingere con colori vivaci fiori, uccelli, foglie, gatti e paesaggi.

Caratteristica distintiva dei suoi lavori erano:

  • i colori luminosi e puri che Maud non mescolava mai, ma che utilizzava prelevandoli direttamente dai tubi, e
  • le piccole dimensioni – purtroppo poteva dipingere a fatica solo fino al punto dove poteva muovere le sua esili braccia malate.

Fuori dalla piccola casetta appose un cartello con la scritta: “Painting for sale” e questo la aiutò a vendere a chi passava qualche piccola tavola per pochi dollari.

Nonostante l’attenzione dei casuali turisti, il suo lavoro rimase piuttosto oscuro per la maggior parte della sua vita, o meglio sino al 1964 quando il quotidiano nazionale di Toronto  Star Weekly  scrisse un articolo su di lei come artista popolare e la portò all’attenzione del pubblico in tutto il Canada, che abbracciò rapidamente lei e il suo lavoro. Seguì l’anno dopo una trasmissione televisiva che parlò di lei e che portò la sua “voce” in America, dove persino l’allora presidente Richard Nixon le commissionò un paio di dipinti.

Anche se la salute di Maud era in graduale peggioramento, la coppia non lasciò mai la piccola casetta e continuò a vivere in condizioni misere. “Appollaiata” su una sedia accanto alla finestra, lei continuò a creare il suo mondo fantastico dichiarando: “Dipingo tutto a memoria, non copio molto, perché non vado da nessuna parte, faccio solo i miei disegni”.

Maud Lewis fu una donna speciale, un vero modello di resilienza, una donna che ha dimostrato di possedere un forza mentale eccezionale che le permise di vivere una vita intensa ed appassionata, lontana dalle, a volte futili, comodità, nonostante il suo essere fosse racchiuso in un corpo esile e malato.

Morì il 30 luglio 1970 a Digby, Nova Scotia, Canada lasciando ai posteri una grande eredità, fatta sì di tavole dipinte, ma soprattutto di profondi insegnamenti.

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