La stellina di Giacomina

“Che le stelle siano tante, beh: lo sappiamo tutti… Quante? E chi lo sa! Certamente molte di più di quante ne possa immaginare anche il più prodigo di fantasia…

Ebbene, protagonista, anzi: uno dei protagonisti della nostra storiella (rigorosamente “vera”, lo posso quasi garantire…), è proprio una stella.

Era una stella ancora piuttosto giovane (aveva solo qualche milione di anni), ma anche terribilmente triste.

Ed era così triste, perché la sua luce, al contrario di quella delle sue sorelle e sorellastre maggiori, era piuttosto fioca ed insolitamente tremula.

La ragione di questa debolezza era, in verità, ignota a tutti…; ciò che era sicuro è che questa anomalia era motivo di intenso dolore, per la nostra stellina…

Una notte, dalla finestra della sua stanzetta, Giacomina, una bambina piccola piccola, dai capelli biondi e scintillanti come l’oro, piangeva in silenzio, guardando il cielo lontano e limpidissimo. Ed i suoi lacrimoni erano talmente grossi e pesanti che, scivolandole sul visino, finivano per unirsi sul suo grazioso mento, per poi cadere giù, precipitando proprio sulla testolina di Gigì, il paffuto gattone rossiccio, che sonnecchiava su una vecchia sedia di paglia.

Giacomina piangeva, perché il suo amato papà era, da tempo, molto malato e non riusciva a guarire; ci avevano provato tanti dottori, anche di chiara fama, ma nessuno era stato capace di trovare un rimedio ed una cura efficaci.

– Giacomina, piccola mia! -, disse la mamma, con voce stanca, accarezzandole il capo – E’ così tardi… Da brava: torna a letto… –

– Sì mamma, ora vado! – rispose Giacomina – Ancora un attimo soltanto, ti prego…! –

– Va bene, bambina mia… – aggiunse la mamma.

Prima di tornare nel suo lettino, la bambina espresse un desiderio e, nel farlo, fissò una stella… E, guarda caso, fissò proprio la nostra stellina!

Il giorno dopo, di buon mattino, Giacomina fu svegliata da un suono allegro di risate e pianti di gioa.

La bambina, curiosa, senza perdere un attimo saltò giù dal letto; per la fretta pestò la coda al povero Gigì, che miagolò alquanto contrariato, e si precipitò nella camera di mamma e papà…

E li trovò abbracciati, felici, increduli: il papà era improvvisamente guarito ed ora tutto poteva ricominciare…

I tre si strinsero sereni come non mai, mentre Gigì, dal canto suo, si esibiva facendo le fusa…

La notte successiva, Giacomina tornò alla finestra, per guardare, ancora una volta, la “sua” stellina.

La riconobbe subito, anche se, adesso, brillava molto di più di tutte le altre stelle…”

favola di Roberto Pellegrini

così si legge nel Il Piccolo Principe.

Da sempre l’uomo ha percepito di far parte di qualcosa di immensamente grande, di essere un piccolo granello nel cosmo e da sempre si è sentito attratto da questo infinito ed eterno universo.

Sin dai tempi antichi l’uomo ha alzato gli occhi al cielo stellato ed è rimasto ammaliato da questo mistero affascinante, si è sforzato di conoscerne le “regole”; alcuni ne hanno tratto la presenza di qualcosa di superiore, altri semplicemente un fine, ma tutti ponendosi questioni esistenziali.

La perfezione, l’imperturbabilità, la grandezza della volta stellata sono da sempre oggetto di studio per gli scienziati e muse ispiratrici per pittori e poeti.

Considerare = con-siderare di derivazione latina e con significato di guardare le stelle può essere messo in correlazione a desiderio che ha come etimologia la particella privativa de + il termine latino sidus, sideris, sidera che ha come significato stella, quindi desidera (da cui desiderio) può essere letteralmente tradotto come condizione in cui sono assenti le stelle.

Quando il cielo era coperto dalle nuvole, gli antichi non potevano fare divinazioni e profezie, i viaggiatori non potevano orientarsi, quindi l’assenza di stelle accendeva in quegli uomini qualcosa che si spegneva solo quando queste riapparivano. Noi diremmo di avere un desiderio.

Il desiderio che aveva Giacomina “considerando” la stellina.

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