Il volo di un Genio

Nel pieno delle celebrazioni mondiali, per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo, emerge, tra i tanti, quello che fu, per l’ “onnivoro” genio toscano, che tutto il mondo (specie i Francesi…), ci invidia, molto più che un interesse, o un motivo di studio: il volo.

Carpire i segreti del volo rappresentò (interessantissimo il “Codice sul Volo degli Uccelli”, ad esempio), per il Maestro, una vera e propria ossessione.

Ne sono viva testimonianza gli innumerevoli e preziosi manoscritti pervenutici, spesso preludio alla costruzione di vere e proprie “macchine volanti”, che possiamo ammirare tutt’oggi.

Leonardo non ebbe paura di affrontare e, soprattutto, sfidare l’impossibile, consapevole e certamente convinto della propria infinita intelligenza, che egli mise al servizio degli uomini (non solo del proprio tempo), e di fronte alla quale potevano aprirsi le porte del sapere.

Il Da Vinci, infatti, non si limitò a prendere atto, come tutti noi, del fatto che delle creaturine, come i piccioni, o i passerotti, potessero naturalmente dominare i cieli, conoscerne le vie, interpretarne gli umori: volle fare di più. Egli osservò con attenzione (si tenga presente che non poteva far conto sull’ausilio di videocamere o “selfie”…); indagò e osservò ancora, per poi annotare, disegnare, scomporre la tecnica di volo degli uccelli, studiarne l’anatomia, nel tentativo di riuscire a trarne una soluzione adattabile all’uomo…

Ma non fu facile…

Nel 1486 Leonardo aveva espresso la sua fede nella possibilità del volo umano: «potrai conoscere l’uomo colle sue congegnate e grandi alie, facendo forza contro alla resistente aria, vincendo, poterla soggiogare e levarsi sopra di lei». Dal 14 marzo al 15 aprile 1505 scrive parte di quello che doveva essere un organico Trattato delli uccelli, dal quale avrebbe voluto estrarre il segreto del volo, estendendo nel 1508 i suoi studi all’anatomia degli uccelli e alla resistenza dell’aria e, verso il 1515, vi aggiunge lo studio della caduta dei gravi e i moti dell’aria.

Chiama “moto strumentale” il volo umano realizzato con l’uso di una macchina: individua nel paracadute il mezzo più semplice di volo: «Se un uomo ha un padiglione di pannolino intasato, che sia di 12 braccia per faccia e alto 12, potrà gittarsi d’ogni grande altezza sanza danno di sé». Dall’analogia col peso e l’apertura alare degli uccelli cerca di stabilire l’apertura alare che la macchina dovrebbe avere e quale forza dovrebbe essere impiegata per muoverla e sostenerla.

La fede di Leonardo nel volo umano sembra essere rimasta immutata per tutta la sua vita, malgrado gli insuccessi e l’obiettiva difficoltà dell’impresa: «Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero (il monte Ceceri, presso Firenze), empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e gloria eterna al loco dove nacque». Un esperimento in tale senso si svolse veramente e fece da cavia il suo amico Tommaso Masini.

Durante la sua vita, Leonardo ideò numerose progettazioni; alcune di esse, come la macchina volante, furono veri e propri prototipi.

by Roberto Pellegrini

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