Discusso il Tesoro, ma indiscutibile il valore

Abbiamo già parlato dell’avventurosa vita di Heinrich Schliemann, il cui nome è legato al ritrovamento della leggendaria città di Troia.

Nel sito degli scavi l’archeologo tedesco rinvenne una gran quantità di oggetti preziosi che finirono per costituire il cosiddetto Tesoro di Priamo.

Questi furono gli oggetti riportati alla luce, proprio alla vigilia della chiusura della campagna archeologica, dopo tre anni, nel luglio del 1873:

  • uno scudo di rame;
  • un calderone di rame con manici;
  • un oggetto di rame non identificato, forse la chiusura di una cassetta;
  • un vaso d’argento contenente due diademi d’oro, tre braccialetti, 8.750 anelli, due piccoli bicchieri, bottoni e altri piccoli oggetti d’oro (i cosiddetti “gioielli di Elena”);
  • un vaso di rame;
  • una bottiglia d’oro battuto;
  • due coppe d’oro, una battuta e una fusa;
  • diversi bicchieri in terracotta rossastra;
  • una coppa di elettro;
  • sei lame di coltello in argento battuto, che Schliemann ritenne fossero state monete;
  • tre vasi d’argento con parti fuse in rame;
  • diversi bicchieri e vasi in argento;
  • tredici punte di lancia in rame;
  • quattordici asce in rame;
  • sette daghe in rame;
  • altri manufatti in rame tra i quali la chiave di una cassetta.

In realtà, l’autenticità di questo materiale è stata a più riprese messa in dubbio. In particolare (secondo una certa corrente di pensiero), Schliemann avrebbe raccolto e messo insieme, nel cosiddetto “Tesoro di Priamo”, anche oggetti provenienti da luoghi diversi, confezionando un falso resoconto del ritrovamento: in particolare alcuni degli oggetti attribuiti al tesoro comparirebbero anche in foto di scavo scattate nell’anno precedente al ritrovamento…

Schliemann esportò gli oggetti rinvenuti senza permesso: come conseguenza l’ufficiale ottomano incaricato di sorvegliare gli scavi fu imprigionato e il governo gli revocò la concessione di scavo da lui già ottenuta e gli richiese una parte del ritrovamento.

In seguito Schliemann inviò alcuni degli oggetti al governo ottomano, in cambio del permesso di scavare nuovamente a Troia: questa parte del tesoro fu conservata nei musei archeologici di Istanbul.

La parte rimasta in possesso di Schliemann fu invece acquistata nel 1880 dagli allora “Musei Imperiali di Berlino” e fu esposta al Pergamon Museum.

Nel 1945, tuttavia, come ricorderete, gli oggetti scomparvero dal bunker nel quale erano stati sistemati a causa delle vicende belliche, sottratti dall’Armata Rossa sovietica: in tale occasione è probabile che alcuni degli oggetti fossero stati sottratti dai militari e immessi nel mercato nero dell’arte.

Durante la guerra fredda i Sovietici negarono di conoscere la sorte degli oggetti, ma nel 1993 questi riapparvero nel Museo Puskin di Mosca; oggi sono conservati in parte in questo museo e in parte nell’Ermitage di San Pietroburgo.

Nel 1996 si svolsero senza esito trattative per la loro restituzione alla Germania, ma i direttori dei musei russi dichiararono che dovevano essere trattenuti quali compenso per i danni di guerra nazisti alle città russe.

by Roberto Pellegrini

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