Un eroe armato… di un “click”

Di recente abbiamo parlato degli eroi della Normandia, che sbarcarono sulle coste a nord della Francia, nel Giugno 1944, nell’ambito di un’ operazione volta a liberare il mondo dall’oppressione nazista.

Di coraggio, quei ragazzi ne avevano da vendere, tutti: nessuno escluso.

Un coraggio che certamente non faceva difetto nemmeno a Robert Capa, che sbarcò con loro, “armato” solo delle sue macchine fotografiche, per documentare e consegnare alla Storia le immagini dei momenti più delicati dell’operazione Neptune: quelle dell’arrivo sulla spiaggia, appunto.

Robert Capa, vero nome: Endre Ernő Friedmann (Budapest, 22 ottobre 1913 – Thai Binh, 25 maggio 1954), è stato un fotografo ungherese.

I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954).

Capa documentò inoltre lo svolgersi della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, ed in particolare lo sbarco in Normandia dell’esercito alleato e la liberazione di Parigi.

Nato in Ungheria, Capa abbandona in giovane età la terra natale a causa del proprio coinvolgimento nelle proteste contro il governo di estrema destra, militando nel Partito Comunista locale. L’ambizione originaria di Capa è diventare uno scrittore, ma l’impiego presso uno studio fotografico a Berlino lo avvicina al mondo della fotografia, dove collabora con l’agenzia fotogiornalistica Dephot sotto l’influenza di Simon Guttmann.

Nel 1933 lascia la Germania alla volta della Francia a causa dell’avvento del nazismo (Capa era di origini ebraiche), ma in Francia incontra difficoltà nel trovare lavoro come fotografo freelance.

Dal 1936 al 1939 si trova in Spagna, dove documenta gli orrori della guerra civile. Qui, insieme alla sua giovane compagna Gerda Taro, un po’ per sfida, un po’ per opportunità, inventano il personaggio di “Robert Capa”, un fantomatico fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa. Lo pseudonimo Robert Capa viene scelto per il suono più familiare all’estero e per l’assonanza con il nome del popolare regista italo-statunitense Frank Capra. Grazie a questo curioso espediente, la coppia moltiplica le proprie commesse e guadagna parecchi soldi. All’inizio, in effetti, il marchio “Capa-Taro” fu usato indistintamente da entrambi i fotografi. Successivamente i due divisero la “ragione sociale” CAPA e Endre Friedman adottò definitivamente lo pseudonimo Robert Capa per sé.

Il 26 luglio 1937 Gerda morì tragicamente a Brunete, nei pressi di Madrid (rimase schiacciata durante un errore di manovra di un carro armato “amico”). L’anno dopo Robert pubblicò un libro in omaggio alla sua amata, Death in making, che contiene anche le fotografie, scattate da entrambi, della guerra in Spagna.

Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale Capa si trova a New York, dove si è recato in cerca di lavoro e in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche; la guerra lo trova assegnato in diversi teatri dello scenario bellico. Inizialmente fotografa per il Collier’s Weekly, per poi passare a Life.

Oltre alle immagini, Robert Capa ci ha lasciato le sue memorie in un diario pubblicato nel 1947 con il titolo Slightly out of focus (tradotto ed edito in Italia da Contrasto nel 2002 con il titolo Leggermente fuori fuoco). Nel suo diario, Capa, fotoreporter al seguito dell’esercito americano, riporta gli avvenimenti cruenti a cui assiste, racconta le fatiche di un’esperienza avventurosa e descrive la sensazione di vuoto e di angoscia che lo prende assistendo ai combattimenti: in particolare, proprio nelle settimane dello sbarco in Sicilia e della conseguente ritirata dei militari italiani e tedeschi. Il suo racconto, molto avvincente, rievoca gli avvenimenti della sua vita dall’estate del 1942 alla primavera del 1945. Dopo un anno di lavoro nel Nord Africa, seguendo le truppe americane e appena licenziato dalla rivista Collier’s Weekly, per la quale aveva inviato foto dall’Algeria e dalla Tunisia, Robert Capa si apprestò senza indugi a lasciare Tunisi e a farsi lanciare con il paracadute in Sicilia, avendo saputo che gli Anglo-americani si stavano preparando ad invadere l’isola.

Il 6 giugno 1944 partecipa al drammatico sbarco delle truppe americane in Normandia. La maggior parte delle foto scattate durante lo sbarco andò perduta per un errore del tecnico di laboratorio addetto allo sviluppo (Larry Burrows, anch’egli divenuto fotografo di fama mondiale e morto anch’egli in Vietnam negli anni settanta; scamparono alla distruzione solo undici fotogrammi danneggiati, che trasmettono comunque tutta la terribile drammaticità dei momenti del D-Day.

Capa era famoso anche per la sua temerarietà, che lo aveva portato ad andare all’attacco con la prima ondata nello sbarco in Normandia e a paracadutarsi da un aereo assieme ai militari professionisti per ritrarre da vicino l’attraversamento del Reno. La sua passione e la sua vita, l’amore per la fotografia, lo porta a morire nel 1954 durante la Prima Guerra d’Indocina, al seguito di una squadra di truppe francesi, dietro il tenente colonnello Jean Lachapelle incaricato di evacuare e distruggere due fortini a sud est di Hanoi. Sulla via del ritorno scattò le ultime immagini prima dell’incidente che gli costò la vita; salì su un terrapieno sulla destra per fotografare una colonna in avanzamento nella radura e qui posò il piede sulla mina che lo uccise.

Grazie al suo prezioso lavoro (forse una vera “missione”…), possiamo guardare ancora “in faccia” la Storia…

Per non dimenticare.

by Roberto Pellegrini

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