…un crescendo naturale

Probabilmente ci siamo nati, con la genetica “necessità” di sentirci parte di qualcosa di “superiore”.

Forse per appagare, nascondendola dietro una finta modestia, la nostra intima convinzione di essere noi stessi piccole “faville” di un “fuoco” immenso.

E questa innata considerazione permea di sé, prevedibilmente, l’approccio con il quale affrontiamo l’esistenza, in relazione alle nostre conoscenze ed alle esperienze maturate.

La percezione dell’“attimo”, ad esempio, ci ha guidato, assecondando un meraviglioso “effetto domino”, alla sua collocazione all’interno di un concetto, quello di “eterno”, del quale ci è assolutamente impossibile provare (o confutare), l’esistenza, potendo soltanto limitarci a teorizzarne la presunta (ma verosimile), realtà.

Cogliere un attimo, dunque, è cogliere uno “schiocco” di eternità.

Allo stesso modo, la coscienza del “sé” nello spazio, suffragata non già, o non solo, da una “sensazione” (in riferimento al Tempo), ma anche da una tangibile “vivibilità”, ha fatto sì che si giungesse ad un’ipotesi di collocazione spaziale sempre più estesa, sino al concetto di “Universo”, così come lo intendiamo oggi.

by Roberto Pellegrini

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