Villa d’Este – Tivoli

Villa d’Este a Tivoli fu inserita tra i Patrimoni Mondiali dell’Umanità dall’UNESCO, insieme a Villa Adriana ed al Parco di Villa Gregoriana.

Tutto cominciò nel Cinquecento per volere del cardinale Ippolito d’Este che ricevette in regalo da papa Giulio III, i territori di Tivoli. La sua mancata elezione sul soglio pontificio, il desiderio di far rivivere i fasti delle corti Ferraresi, Romane e di Fointanebleau e rievocare la magnificenza di Villa Adriana, lo indussero a dare inizio alla realizzazione di questa sfarzosa e splendida opera architettonica. Il tutto fu ideato dal pittore, archeologo e architetto Pirro Ligorio, ma si concretizzò per mano dell’architetto Alberto Galvani. 

La residenza è sicuramente un gioiello architettonico con stanze affrescate e stuccate, ma ciò che colpisce sono i giardini, costellati da numerose fontane di ogni forma e dimensione che, con i loro giochi d’acqua, rendono davvero unico il grandissimo parco. La realizzazione di una quantità così grande e varia di fontane fu possibile solo grazie alla ricchezza d’acqua della zona, unita ovviamente all’eccezionale accuratezza di progettazione ingegneristica e all’amore per i giochi scenici.

Passeggiare al loro interno è un’esperienza unica!

Approcciando il Viale Principale che attraversa il giardino si può ammirare la Grande Loggia della villa ed assistere agli spettacoli delle fontane, fra queste le scenografiche Cento Fontane, così chiamate per i cento zampilli che fiancheggiano il lungo viale.

In fondo al viale delle Cento Fontane si può ammirare un’altra suggestiva fontana: la Fontana dell’Ovato che si fa notare per la “cascata” centrale che alimenta la vasca sottostante a forma di Ovale. Per la sua bellezza viene chiamata anche la “Regina delle Fontane“.

Fontana dei Draghi

Splendida fontana accompagnata da una leggenda che narra che venne costruita in una sola notte nel settembre del 1572 per onorare la visita di papa Gregorio XIII Boncompagni, il cui stemma di famiglia era proprio un drago. La fontana è anche conosciuta con il nome di Girandola, perché in passato un complesso meccanismo doveva riprodurre con l’acqua una velocissima serie di scoppi e spari, quasi fossero dei fuochi di artificio. La fontana è racchiusa da due rampe semicircolari che si congiungono al di sopra della stessa, terminando sulla terrazza con balaustra a colonnine. Al centro della fontana sono disposti quattro draghi e un potente zampillo che rende la visione suggestiva, fiabesca e cupa nello stesso tempo.

La Fontana di Nettuno

Sicuramente la più imponente e scenografica della villa, contornata dalla Fontana dell’Organo in alto ed in basso dalle Peschiere, essa si inserisce perfettamente nel paesaggio, passando da impetuosi ed alti zampilli a delicati rivoli d’acqua. È solo un residuo dell’antica fontana realizzata dal Bernini, quella che vediamo oggi fu realizzata nel 1927 da Attilio Rossi.

La Fontana del Bicchierone

La Fontana del Bicchierone fu aggiunta nel Seicento, realizzata da Gian Lorenzo Bernini, così chiamata perché costituita da due calici dentellati sovrapposti e sorretti da una conchiglia.

La Fontana di Pegaso

Posizionata sopra la Fontana del’Ovato, è così chiamata per la statua di Pegaso rampante al centro della fontana. Creatura mitologica nata dalla decapitazione di Medusa.

La Fontana della Dea Natura e la Fontana di Arianna

Inglobata nelle mura della villa si può ammirare la Fontana della Dea Natura o Fontana dell’abbondanza. Seguendo poi il viale che costeggia le mura si arriva all’ampia e panoramica terrazza, dove al centro, si trova la Fontana di Arianna. La fontana è integra, ma non è più presente la statua che raffigurava Arianna dormiente all’interno della nicchia, il cui destino è rimasto oscuro.

Per finire non resta che ammirare la Grotta di Diana che si può visitare la discendendo dalla villa. La Grotta è completamente decorata con mosaici di pietre, stucchi ad alto e bassorilievi e decorazioni a smalto, fu realizzata dai bolognesi Lola e Paolo Calandrino e da Curzio Maccarone. Il pavimento, invece, era in coloratissime maioliche dai più svariati motivi ornamentali. Le eleganti e pregevoli statue che adornavano la grotta raffiguravano due Amazzoni, Minerva e Diana cacciatrice, alla quale era appunto dedicata la grotta: queste si trovano ora al Museo Capitolino.

Un’idea della magnificenza di questa villa possono darcela i numeri che l’accompagnano: la villa è formata da 35.000 m2 complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze,  30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 m2 tra viali, vialetti e rampe.


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