Le Teste di Moro tra artigianato e leggende

La Sicilia è un’isola meravigliosa dove le sovrapposizioni culturali hanno dato origine a sapori ed a tradizioni ancora oggi tangibili. Luogo di rara bellezza dove le leggende si innestano alla perfezione; proprio da una di queste prende origine una meraviglia dell’artigianato che tutto il mondo ci invidia: la produzione delle Teste di Moro in ceramica.

La cultura della ceramica, che in Sicilia si è diffusa nel VI secolo a.C., si è da sempre espressa con un suo particolare carattere ed ancora oggi è tramandata e custodita.

Il processo di produzione artigianale comincia con la selezione delle migliori argille e si compie con l’altissima manualità degli artigiani nella modellazione dell’argilla al tornio o a mano.

Forgiatura, lenta essiccazione, cottura, smaltatura e pittura danno vita ad un processo di lavorazione lungo e bisognoso di tanta dedizione; ovviamente il risultato è sotto gli occhi di tutti: delle vere e proprie opere d’arte.

Chi, passeggiando per le vie siciliane non è rimasto incantato davanti alle balconate arricchite dalle maestose Teste di Moro che i siciliani chiamano “Graste”? e… come non chiedersi: Perché proprio delle teste? La risposta a questa fantasia artistica la troviamo in un’antica leggenda.

“Si racconta che, intorno all’anno 1000, nel pieno della dominazione dei Mori in Sicilia, nel quartiere arabo di Palermo “Al Hàlisah” – che significa la pura o l’eletta – oggi chiamato Kalsa, una bellissima fanciulla viveva le sue giornate in una dolce quanto solitaria quiete, dedicando le sue attenzioni all’amabile cura delle piante del suo balcone.

Dall’alto del sua balconata fiorita, ella venne un giorno notata da un giovane, un Moro. Sopraffatto da una violenta passione per essa, il giovane Moro non esitò un attimo a dichiararle il suo amore. La giovane, colpita dalla promessa d’amore ricevuta, accolse e ricambiò con passione il sentimento dell’ardito corteggiatore.

Eppure il giovane, che non si era fatto scrupolo alcuno nell’abbandonarsi alle più dolci profusioni amorose, in cuor suo celava un gravoso segreto: moglie e figli lo attendevano difatti in Oriente, in quella terra nella quale egli doveva fare ora ritorno.

La fanciulla distrutta nell’apprendere una tale notizia ed amareggiata per quell’amore tradito che si accingeva ora ad abbandonarla, fu colta da un’ira funesta che la spinse inesorabilmente ad imboccare la strada della vendetta. Ella meditò di cogliere il momento di maggiore vulnerabilità dell’uomo per ricambiare l’impietosa slealtà precedentemente subita.

Così nella notte, mentre egli caduto in un sonno profondo riposava ignaro della sua sorte, ella colse l’attimo propizio e lo colpì mortalmente. Il moro che l’aveva amata e che si accingeva a partire ora non l’avrebbe più abbandonata. Decise inoltre che il volto di quel giovane, a lei eppur caro, sarebbe dovuto rimanere al suo fianco per sempre, perciò senza esitazione alcuna tagliò la testa del giovane creando con essa un oggetto simile a un vaso, e vi pose all’interno un germoglio di basilico.

La scelta di piantarvi del basilico fu sancita dal fatto che, come ella ben sapeva, questa odorosa pianta (dal greco “Basileus – Re“), si accompagna da sempre a un’aura di sacralità, rappresentando difatti l’erba dei sovrani; in tal modo, nonostante il terribile atto compiuto, ella perseguiva il dissennato amorevole fine di continuare a prendersi cura del suo adorato.

Depose infine la testa sul suo balcone, dedicandosi ogni dì alla cura del basilico che in essa cresceva. Ogni giorno le lacrime della giovane bagnavano la pianta regale, che cresceva divenendo sempre più florida e rigogliosa. I vicini, pervasi dal profumo del basilico e guardando con invidia la pianta che maturava in quel particolare vaso a forma di Testa di Moro, si fecero realizzare vasi in terracotta che riproponevano le stesse fattezze di quello amorevolmente custodito dalla fanciulla.”

Così tra Eros e Thanatos nacque la tradizione di produrre vasi con le sembianze di giovane moro e di una splendida giovane dal colorito roseo.

Tutto questo mette in guardia ogni uomo. Attenzione! Non tradite mai una donna siciliana e soprattutto… non regalatele mai una pianta di basilico. Chissà mai che non vi capiti la stessa sorte!!!

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