Civita ricomincia a sperare

In Italia esiste un’associazione privata: I borghi più belli d’Italia che sostiene i piccoli centri, fra questi c’è anche Civita di Bagnoregio, una “pozzanghera” di vita situata in vista della Valle del Tevere, al confine con l’Umbria, adagiata su un colle di tufo a forma di cuneo, a circa 450 sul del mare.

Frane ed erosione hanno scavato la valle dei calanchi tutt’attorno, torrenti, agenti atmosferici, disboscamento hanno compiuto la loro azione sul labile strato di argilla che si trova sotto e sul tufo che si trova sopra, isolando dal resto del mondo questa frazione circondata da paesaggi straordinari ed unici.

Oggi Civita è collegata a Bagnoregio da un sottilissimo e lunghissimo ponte percorribile a piedi o, in alcuni orari, i residenti possono attraversarlo con cicli e motocicli. Pian piano Civita si stacca dal resto del mondo, anche se una piccola speranza di vita si è riaperta con il flusso turistico sempre più numeroso disposto a pagare pur di vedere i panorami che solo da questa rupe sono visibili.

L’abbondanza di acque, il rigoglio della vegetazione, spinse gli uomini, sin dai tempi più remoti, a vivere qui. Gli Etruschi combatterono la morte del paesaggio, arginando l’erosione con opere che volevano proteggerlo da terremoti e smottamenti. I romani ne curarono l’eredità, ma dopo di loro l’attenzione per la questione andò scemando, Fortunatamente oggi Civita, divenuta famosa come “La città che muore” ha ritrovato una speranza di ricominciare a vivere.

Il suo borgo rossiccio, su cui spicca lo snello campanile romanico della chiesa, si erge come un’isoletta nella fragile immensità dei calanchi, “mare” increspato, ma immobile che dona la surreale sensazione di assistere ad una “quieta tempesta”. Tutto è silenzio, tutto è magia ed incanto.

Gli stretti vicoli di Civita sono caratterizzati da archetti, cortili e piazzette, e da case medievali e rinascimentali ornate da bifore, qui si trovano graziose botteghe artigiane, in cui si può entrare per assistere ad antichi mestieri.

Nella zona, argillosa, la vegetazione si aggrappa alla vita a gruppetti. Nella valle crescono piante arboree, arbusti e erbe palustri. Nella parte bassa dei calanchi prevalgono rovi, canne, ginestre, qualche olmo e qualche timida rosa canina.

Tutto sembra surreale, ma dobbiamo fare in modo che resti realtà.


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