I gatti, l’arte e… qualche curiosità

Il gatto ha da sempre fatto la sua comparsa nell’arte. Pittori, scultori, illustratori, sin dai tempi antichi si sono dedicati a raffigurarlo, così come letterati, fotografi e registi.

Il gatto, Charles Baudelaire, 1857

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l’agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere
la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano
s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna.
Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia,
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un’aria sottile, un temibile profumo
ondeggiano intorno al suo corpo bruno.

Tornando indietro nel tempo troviamo la Dea Bastet – Antico Egitto – impersonata da un gatto e gli Egizi per ottenerne i favori offrivano a questi animali pesce di ottima qualità. Ai gatti erano dedicate necropoli e non è raro trovare mummie di gatti sepolti accanto ai loro padroni.

I Greci furono i primi ad importarli dall’Egitto, i Fenici li usavano come merce di scambio ed i Romani li trasformarono in animali da compagnia.

Finanche Leonardo da Vinci eseguì studi di disegno sul gatto, ci sono tavole che ritraggono i felini in vari atteggiamenti.

A seguire, in vari stili ed in diverse correnti artistiche, artisti del calibro di Mirò, Renoir, Picasso, Klee, Manet… si sono cimentati nella raffigurazione di questi animali.

E sempre questi felini sono l’oggetto di una curiosità che forse non conoscete.

Attenzione, attraversamento gatti!”

Un gatto nero stilizzato che attraversa le strisce pedonali è rappresentato su un cartello bizzarro ed insolito proprio all’Hermitage di San Pietroburgo.

Il Palazzo d’Inverno, uno degli edifici di cui il Museo dell’Hermitage si costituisce: oltre al Grande Hermitage, il Piccolo Hermitage, il nuovo Hermitage e il Teatro dell’Hermitage, fu la prima residenza degli zar, a cominciare da Pietro il Grande, e vi risiedettero i Romanov fino alla scoppio della Rivoluzione d’ottobre nel 1917. Meraviglioso esempio di arte barocca in Russia, il Palazzo d’Inverno conta 1786 stanze e quasi duemila finestre.

Tutto il complesso custodisce splendidi capolavori dell’arte internazionale, perlopiù italiana, francese, spagnola, fiamminga e olandese ed ogni anno viene visitato da turisti provenienti da tutto il mondo, ma non solo… come tutti i musei del mondo riceve anche la visita dei topi.

Questi roditori hanno infestato il celebre edificio russo fin dall’inizio, tanto che lo zar Pietro il Grande, fondatore della città di San Pietroburgo, tornò da un suo viaggio in Olanda, in compagnia di un gatto di nome Basilio, il quale ebbe il compito di tenere lontani i topi dall’edificio.

Con Caterina la Grande, moglie di Pietro III di Russia, colei che fondò il museo d’arte nel 1764, si giunse addirittura a una distinzione tra gatti di casa e gatti di corte, per cui questi ultimi avevano il privilegio e il “dovere” di passeggiare con libertà nei fastosi saloni del Palazzo, facendo fuggire gli eventuali sgraditi ospiti.

Oggi i gatti sono ospitati nei sotterranei e nei depositi sottostanti, dove sono state posizionate: coperte, ciotole e ceste e dove quotidianamente ricevono cure e attenzioni.

L’ospite più famoso è Achille, un gatto bianco e sordo, divenuto popolare per aver pronosticato alcune vittorie delle nazionali di calcio durante la Coppa del Mondo 2018: la sua scelta per decretare la squadra vincitrice avveniva mangiando dall’una o dall’altra ciotola, a seconda del colore di quest’ultima, decorata con la bandiera della squadra corrispondente.


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