La pittura di Mirò…

…una lingua da imparare a leggere.

Sicuramente l’amore per l’arte di Mirò non può essere amore a prima vista, per apprezzarla è necessario comprenderla, non è rappresentazione della realtà, è poetica surrealista, fantastica e colorata, fatta di simboli, dove ogni opera è ispirata da una poetica propria, dove il legame tra pittura e poesia, tra segno e parole diventa indissolubile.

Se vi è qualcosa di umoristico nella mia pittura non è il risultato di una ricerca cosciente. Questo humour deriva forse dal bisogno di sfuggire al lato tragico del mio temperamento. È una reazione, ma involontaria. Quel che invece è voluto in me, è la tensione dello spirito. Ma è essenziale, a mio avviso, non provocarla con mezzi chimici, come il bere o la droga. L’atmosfera propizia a questa tensione la scopro nella poesia, nella musica, nell’architettura. 

Joan Mirò

Era certamente nella ragione Raymond Queneau quando nel suo saggio Joan Miró ou le poète préhistorique, coniò un nuovo termine per riferirsi alle opere pittoriche dell’artista catalano: miroglifico. Secondo Queneau, infatti, nella produzione di Mirò ricorrevano segni ed elementi costanti, qualcosa di simile ai geroglifici, che potevano essere associati a oggetti o a idee, traducibili attraverso un alfabeto o un dizionario di convenzione a cui fare riferimento.

Il un mondo di Mirò è un mondo ai limiti della magia: davanti ai suoi quadri, l’osservatore si catapulta d’un tratto in scene fantasiose, in un mondo colorato, dove i colori primari con l’aggiunta di bianco e nero creano composizioni armoniose e talvolta geometriche con un alfabeto giocoso.

Mirò nacque a Barcellona nel 1893 e sin da piccolo dimostrò propensione per il disegno, inizialmente la famiglia lo spinse a studi di economia, ma a diciotto anni, dopo un brutto esaurimento nervoso, egli decise di dedicarsi alla sua unica vera passione: l’arte. Morì a Maiorca all’età di 90 anni.

La continua sperimentazione di materiali innovativi e la produzione di originali opere che spaziano dalla litografia, all’acquaforte, dalla scultura, alla pittura su carta e vetro fanno di Miró un artista attento, lavoratore instancabile e dedito al continuo studio.

Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme, ad esempio, non l’ho scoperto in un sol colpo. Si è formato quasi mio malgrado. Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturano. Bisogna fare innesti. Bisogna irrigare, come si fa con l’insalata. Maturano nel mio spirito.

Joan Mirò
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