Tavolozza e pennelli? No: basta il PC

Picasso, Monet, Modigliani? Superati: roba da Museo (eh beh!); aggiorniamoci. Il futuro dell’Arte, cari miei, è il computer.

Sì: il software di Intelligenza Artificiale capace di “partorire” splendidi dipinti originali c’è già e pare che sia stato accolto con molto interesse dagli addetti ai lavori.

L’algoritmo “GAN” (rete generativa avversaria), consiste in due reti neurali che interagiscono l’una con l’altra per “migliorare” i risultati.
Una rete ha il compito di “creare”, mentre l’altra quello di valutare il “lavoro” e l’algoritmo continua così fino al raggiungimento del risultato desiderato. L’Intelligenza Artificiale ha “appreso” i fondamenti dell’Arte “studiando” (non a Brera, tranquilli…), circa 80.000 dipinti “umani”, per poter cogliere la differenza tra quelle che l’uomo considera vere opere d’arte e quelle che sono solo immagini, e ha anche appreso come riconoscere i diversi stili, quali cubismo, impressionismo, astrattismo… e via discorrendo.

Personalmente posso trovare questa “invenzione” anche interessante, certamente divertente; a patto che il tutto resti “confinato” nei limiti di ciò che, in realtà, è: un ibrido, a metà strada tra il Video Game e la sperimentazione scientifica.

Il primo quadro prodotto da un algoritmo ispirato dal Rinascimento battuto all’asta da Christie’s

Perché un quadro “generato” da un’A.I., signori, potrà essere tutto; potrà anche essere venduto in Aste prestigiose (come, pare, sia già successo); potrà persino risultare piacevole da guardare ed appendere al muro del soggiorno, per far colpo con gli amici (visto che meraviglia? Il mio PC sta attraversando un periodo blu, ma forse sta solo finendo l’inchiostro!), ma non sarà mai Arte. Per come l’abbiamo intesa fino ad oggi, almeno… e per come la intenderemo ancora, voglio credere.

L’Arte è sofferenza, travaglio interiore, intuizione, scoperta, testimonianza; essa “racconta” il genere umano, per come esso “è”, attraverso l’opera di un singolo individuo (l’artista), che se ne fa, forse inconsapevolmente, portavoce e custode. E tutto questo è meraviglioso. Tutto questo “eleva” l’individuo al di sopra del “comprensibile”, in quanto riproducibile in laboratorio, per librarsi nel mistero della Genialità Creativa. Mistero che nessun algoritmo riuscirà mai a carpire, o a comprendere. Né, tanto meno, a riprodurre.

Genialità che resta una peculiarità dell’uomo, che nell’Arte (in tutte le sue manifestazioni), lascia chiare le “impronte” di ciò che una macchina non potrà mai avere: un’anima vivente.

by Roberto Pellegrini

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