Pupi ri zuccaru

Per i bambini siciliani: né dolcetto né scherzetto, ma pupi ri zuccaru o pupaccena, non pupi qualsiasi, ma pupi di e per la cena sacra. Da mangiare con uno specifico stato d’animo che apre le porte al rito della spiritualità.

In Sicilia non esisteva l’usanza di scambiarsi doni per il Natale, perché si faceva per la Festa dei Morti, questa tradizione è ancora viva e tiene testa alla festa celtica di Halloween.

Contrariamente a quanto succede nelle altre regioni italiane, dove i morti si commemorano, in Sicilia i morti si “festeggiano” ed i genitori fanno trovare ai bimbi giocattoli e dolcetti, dicendo loro che sono stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti, affinché i piccoli prendano atto del profondo legame tra la vita e la morte.

Una delle testimonianze più antiche del carattere gioioso e festoso di commemorazione dei defunti in terra di Sicilia ce la offre Virgilio nel V libro dell’Eneide. Enea aveva salvato il padre Anchise dalle fiamme di Troia portandoselo sulle spalle fino alle navi. Ciononostante, nella lunga tappa siciliana, a Drepanon, l’odierna Trapani, Anchise muore. Enea, in occasione del primo anniversario della morte del padre organizza nella piana, proprio sotto il monte Erice, oltre alle preghiere e ai sacrifici, i “Ludi”: spettacolari e festanti giochi sportivi rinforzati da banchetti e libagioni.

I dolci simbolo della festa dei morti sono proprio i Pupi ri zuccaru, detti anche pupi di cena o più semplicemente cena. Da qui pupaccena – statuette cave fatte di zucchero indurito e dipinto, che rievocano figure tradizionali quali Paladini di Francia, ballerini e personaggi tipici del teatro dei pupi siciliani.

In passato, nelle case siciliane i dolci venivano disposti su una tavola, perché si riteneva che in quella notte i defunti della famiglia venissero a cenare nella loro antica dimora. La cena inizialmente apparecchiata in onore dei defunti si trasformava in cibo da regalare ai bambini.

Armi santi, armi santi,
Io sugnu unu e vuatri síti tanti:
Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai!

L”origine dei pupaccena è legata a due leggende: qualcuno sostiene che vengono chiamati così perché un nobile arabo caduto in miseria li offrì per cena ai suoi ospiti per sopperire alla mancanza di cibo prelibato. Altri, invece, fanno risalire l’origine del nome al 1574, anno in cui a Venezia, per onorare la visita di Enrico III, figlio di Caterina dè Medici, fu organizzata una cena resa spettacolare da queste sculture dolciarie, realizzate grazie ai marinai palermitani che avevano trasportato lo zucchero.

Questi piccoli capolavori zuccherini vengono realizzati da abili artigiani chiamati gissari che modellano lo zucchero in calchi di gesso o terracotta; la matrice frontale è la parte più intarsiata, quella posteriore di solito risulta disadorna. Lo zucchero viene lavorato per fusione. Si scioglie in acqua ad alta temperatura in un tegame di rame.

Una volta fuso lo zucchero viene introdotto all’interno dei calchi e si lascia raffreddare, poi si estraggono i pupi dalle formelle e si passa alla colorazione con colori alimentari.

Dopo il necessario tempo di posa per l’asciugatura del colore si passa alla decorazione e la statuetta viene impupata con lustrini di carta colorata, palline di zucchero argentate e nastrini di ogni forma e colore.

Se volete cimentarvi a realizzarli a casa, qui di seguito la ricetta:

Ingredienti: 2 kg di zucchero, 250 gr glucosio, 2 cucchiai di succo di limone, mezzo litro di acqua, colori alimentari vegetali a piacere e olio di mandorle.

Ricetta: versare in un tegame lo zucchero e farlo sciogliere con l’acqua, portare il tutto ad ebollizione mescolando continuamente. Aggiungere quindi il succo di limone e il glucosio e, continuando a mescolare, lasciare sul fuoco fino a che immergendo una stecca di legno sulla punta, non vedrete formarsi una grossa bolla.

Togliete quindi dal fuoco e fermate la cottura immergendo il tegame in un contenitore più grande colmo di acqua fredda.

Ungete gli stampi con olio di mandorla, poi versate lo zucchero fuso e fate rassodare nel forno preriscaldato a circa 130°, non appena saranno sodi tirateli fuori. Fateli raffreddare e infine decorateli a piacere con i colori alimentari.

Le vostre “S-Culture di zucchero” sono pronte da donare.


Un pensiero riguardo “Pupi ri zuccaru

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...