12 Dicembre

Le tre leggende del Panettone

Il pan del Toni

Si narra che alla vigilia di Natale, nella corte del Duca Ludovico il Moro, Signore di Milano, si tenne un gran pranzo.

Per quell’occasione il capo della cucina aveva predisposto un dolce particolare, degno di chiudere con successo il fastoso banchetto.
Accortosi che il dolce era bruciato durante la cottura, il panico colse l’intera cucina.

Per rimediare alla mancanza, uno sguattero della cucina, detto Toni, propose un dolce che aveva preparato per sé, usando degli ingredienti che aveva trovato a disposizione tra gli avanzi della precedente preparazione.

Il capo cuoco, non avendo altro da scegliere, decise di rischiare il tutto per tutto, servendo l’unico dolce che aveva a disposizione.

Un “pane dolce” inconsueto fu presentato agli invitati del Duca, profumato di frutta candita e burro, con una cupola ben brunita, fu accolto da fragorosi applausi e, in un istante, andò a ruba. Un coro di lodi si levò unanime e gli ospiti chiesero al padrone di conoscere il nome e l’autore di questo straordinario pane dolce.

Toni si fece avanti dicendo di non avergli ancora dato nessun nome.

Il Duca allora lo battezzò con il nome del suo creatore e da quel momento tutti mangiano e festeggiano con il “pan del Toni”, ossia il panettone, famoso ormai in tutto il mondo.

La leggenda del garzone Toni

Un’altra versione, le cui origini si sono perse nei secoli, racconta che il panettone fu inventato da Messer Ughetto degli Atellani – detto Toni – un falconiere che abitava nella contrada delle Grazie a Milano e a cui capitò di innamorarsi di Algisa, la bellissima figlia del fornaio.

Disperando di non poterla mai conquistare, Toni si fece assumere nella sua bottega come garzone e, volendoselo ingraziare, tentò di trovare un modo per aiutarlo ad aumentare le vendite.

Si ingegnò quindi a creare un nuovo dolce: con la migliore farina del mulino impastò uova, burro, zucchero e uva sultanina.
Questa creazione, subito chiamata “Pan de Toni” in suo onore, ebbe un successo incredibile e tutti, anche da fuori Milano, vollero assaggiare il nuovo pane, così, qualche tempo dopo i due giovani innamorati si poterono sposare e vissero felici e contenti.

Il pan de ton o pane di lusso

La terza storia del Panettone ha fondate origini storiche: è documentata infatti dal conte Pietro Verri, che in un suo scritto racconta nel dettaglio la consuetudine natalizia tipicamente milanese della “Cerimonia del Ceppo”, momento in cui l’intera famiglia si riuniva attorno al focolare per assistere al simbolico atto con cui il pater familias spezzava il pane e lo condivideva coi presenti.

Nel XV secolo le corporazioni di Milano decisero che la consueta divisione tra pane dei poveri (pane di miglio, detto pan de mej) e pane dei ricchi e dei nobili (pane bianco, detto micca) non doveva sussistere nel giorno di Natale, quando tutti potevano consumare lo stesso pane, simbolo di uguaglianza e condivisione.

Era il “Pan de’ Sciori” o “Pan de Ton”, ovvero il pane di lusso, fatto di puro frumento e farcito con burro, zucchero e zibibbo.

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