I camelidi

I camelidi si possono ricondurre a specie sopravvissute alle catastrofi preistoriche che portarono all’estinzione dei dinosauri.

Tutto ebbe inizio nel Nord America, da qui, circa 11 milioni di anni fa, una parte di camelidi migrò a nord ed attraversò lo Stretto di Bering, raggiunse l’Asia e diede origine al Cammello Bactriano (due gobbe), proseguì attraversando il Medio Oriente, arrivando all’Africa e diede origine al Dromedario.
Un’altra parte di camelidi migrò verso il Sud America dove diede origine alle Vicugna e al Guanaco e successivamente al Lama e all’Alpaca.

Possiamo quindi affermare che gran parte della cultura umana è stata accompagnata da questi animali.

Tutti i camelidi, seppur con ovvie differenze nelle specie e razze, hanno mantenuto caratteristiche comuni: sono ruminanti, possiedono due dita con la pianta imbottita che permette loro di camminare anche su terreni ostili, hanno orecchie piccole, occhi con folte sopracciglia e narici che all’occorrenza si possono chiudere a fessura.

Noi ci soffermeremo, oggi, sui camelidi del Sud America, in particolare sull’Alpaca.

L’Alpaca si può dire essere il camelide più diffuso, allevato per l’ottima qualità della fibra, considerata, a ragione, di lusso.

L’Alpaca è un animale molto docile, mansueto e resistente, che sopravvive bene alle avversità ambientali, tanto che viene allevata in pascoli a 3500-4800 metri s.l.m. e dove avvengono escursioni termiche +/- 20°C tra il giorno e la notte.

Grazie all’intervento dell’ONU, della FAO, dei governi e delle industrie locali nel 1984 è stata fondata in Perù l’International Alpaca Association allo scopo di promuovere un programma di miglioramento della qualità della fibra, delle tecniche di allevamento e tutela dei prodotti tessili d’alpaca identificati con un marchio riconosciuto dall’Associazione.

La fibra di Alpaca è più resistente della lana di pecora, non contiene lanolina ed è disponibile in svariati colori naturali. 

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