Gli abbracci di domani…

Quante facce può avere la solitudine? Una sola? Io non ne sono più così sicuro.
E non lo sono più da quando questa orrenda “piaga” mondiale (ambigua e ancora troppo misteriosa in quanto a genesi…), ci ha “costretto” in una vita bruscamente ridotta alla sopravvivenza, confinati in casa per il bene collettivo, prim’ancora che per quello personale.

Indossiamo le nostre giornate come un “vestito”, bello, sì, ma di troppe taglie in meno; e più i giorni trascorrono più ci sentiamo soffocare…, tanto che vorremmo “strapparci” di dosso ogni cencio e correre liberi, come mamma c’ha fatto. Nessuno avrebbe mai voluto riconoscersi in una vita trasformata in prigione…

Le formule per renderci piacevole questo forzoso ostracismo esistenziale (godersi la famiglia, riscoprire la lettura, bearsi sul divano, ecc.), hanno fatto il loro tempo; hanno teneramente assolto al loro ingrato compito e ci hanno, com’era prevedibile, traghettato sull’altra sponda, lasciandoci con l’amaro in bocca a gustare il sapore vero della realtà: dobbiamo sperare, volere e credere con tutte le nostre forze, che il miracolo, “quel” miracolo, si concretizzi, il prima possibile, portandosi via questo schifo di virus, e il suo orrendo ricordo, che tuttavia resterà a parlarci di sé, nelle penose “cicatrici” che sta impietosamente infliggendo sulla pelle del mondo… Senza concedersi, in questo, pause significative.

La solitudine, dicevo, non è solo quella che molti di noi, lontano dai propri cari, per qualche buona ragione, stanno sopportando sulle proprie spalle, in questo dannato periodo: quella fatta di silenzi, di magoni, di voglia repressa di stringerci a qualcuno, ma sarà anche quella, temo, che un domani, quando ricominceremo a vivere, proveremo nel tornare a stare in mezzo alla gente… E sarà una solitudine strana, perversa, che, certamente, si estinguerà col tempo, da sé, piano piano; che però riconosceremo nell’avere “paura” dell’altro; nell’accettare con estrema diffidenza un contatto troppo “azzardato” (ma una volta perfettamente normale), come stringersi una mano, o darsi una pacca sulla spalla, o bere un caffè, gomito a gomito, al bancone di un bar…

Saranno, quindi, i nostri sguardi e i nostri sorrisi, gli ambasciatori privilegiati ai quali sarà consentito rompere le distanze, per ritrovare il calore di un abbraccio.

Che oggi ci sembra così lontano…

by Roberto Pellegrini

2 pensieri su “Gli abbracci di domani…

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