Come uno tsunami

É mostruoso come questo “tsunami” dal nome esotico – Covid 19 -, abbia letteralmente stravolto le nostre abitudini e, in sostanza, le nostre stesse esistenze che, molto spesso, finiscono per affezionarsi ad un “puzzle” di consuetudini, più o meno tranquille, più o meno care. Come quando, da bambini, per farci un dispetto, l’antipaticone di turno, con un malizioso schiocco di dita, mandava all’aria il castello di carte al quale avevamo “lavorato” tanto…

Cos’era, fino a qualche mese fa, un saluto a un amico che non vedevamo da tempo; cos’erano quegli abbracci leggeri, quei fugaci contatti delle guance, per dirsi “ciao”; cos’erano le strette di mano, le pacche sulle spalle; cos’era tutta la nostra “affettuosa” gestualità…?

Poco più che un coacervo di banali automatismi, quasi privi di una vera importanza, al di là del loro più intimo significato. Oggi, sono diventati un “azzardo”, un pericolo.

Questo virus ci ha portato via tutto questo; ci ha costretti ad “accontentarci” e a “scandagliare” la voce di chi amiamo, riconoscendo in essa (magari “deformata” al telefono), ogni sfumatura di un sentimento, incapace di potersi esprimere in altro modo.

Ma non ci ha portato via (né mai ci riuscirà), il senso vero dell’amicizia, il profilo profondo dell’amore: valori che fanno parte di noi, ben più forti di una schifosa pandemia e che, prima o poi, si riapproprieranno di ciò che appartiene loro. Da sempre.

by Roberto Pellegrini

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