Un dono…

C’è una differenza tra “dare” e “donare”. Ed è una differenza intima, probabilmente inconscia, inconsapevole. Forse “istintiva”, ma determinante, viva… Ad accorgersi di questa differenza è, innanzitutto, la nostra anima.

“Dare” qualcosa a qualcuno non implica necessariamente la chiara sensazione di un “distacco”, di una “separazione”; non sottintende, cioè, sempre anche un “possesso”. Infatti, “diamo” un aiuto, una mano, ascolto, ma “diamo” anche una sberla, un dispiacere, una delusione.

L’idea/azione di “dare”, probabilmente, si “espande” per lo più in chi “riceve”, piuttosto che in chi “dà”, configurandosi, in sostanza, come un concetto primariamente, anche se non esclusivamente, astratto. Questo non esclude, tuttavia, che tra chi dà e chi riceve si instauri un rapporto relativamente stretto e concreto.

“Donare” presuppone la “separazione” da qualcosa che appartiene a pieno titolo all’individuo “donante”, non di rado qualcosa di profondamente “personale”. Possiamo “donare” qualcosa soltanto se ne siamo i “proprietari”, e decidiamo di rinunciare a questo esclusivo diritto a favore di qualcun altro.

Si tratta sempre di un gesto “superiore”, frutto di una consapevole rinuncia di un bene a favore di una altro…; una schietta e rara espressione d’amore, in sostanza, che richiama alla mente nobili gesti. Come quelli compiuti dalle decine di medici e infermieri che, recentemente, non hanno esitato a “donare” la loro vita, per difendere la nostra e ai quali saremo eternamente grati.

by Roberto Pellegrini

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