Un’Arte… tutta da “dimostrare”

Non v’è un solo rigo della Scienza, che conservi il proprio “valore” senza il conforto di una “dimostrazione”.

E questo, se volete, costituisce il “limite”, ma nel contempo l’intrinseca “virtù” delle Scienze, dal momento che è proprio in relazione a questo stretto rapporto, che possiamo “fidarci” delle conquiste scientifiche.

Circostanza addirittura “ovvia”, considerato quale sia il ruolo della Scienza, nella salvaguardia del nostro benessere (come di questi tempi -ahimè – è risultato fin troppo evidente).

Il cammino della Scienza, quindi, corre per strade “segnate”: pur procedendo, in assoluta autonomia, per potersi “fregiare” di un risultato conseguito, necessita sempre di prove e controprove, che, in definitiva, valgano a rendere “utile” se stessa.

L’Arte rifugge da tutto questo: essa, pur non potendo (né volendo, in effetti), negare la propria comune “discendenza” da un medesimo “Ceppo Creativo”, con il mondo della Scienza, resta, a differenza di quest’ultima, assolutamente svincolata da qualunque necessità di una “dimostrazione” confermativa.

Le emozioni, del resto, di cui si nutre l’Arte tutta, non si “dimostrano”, né vanno, in qualche modo, “provate”: esse parlano all’anima, per l’anima, attraverso l’anima e tutto ciò che riescono a trasmettere, una volta “colto”, è già “per sempre”.

by Roberto Pellegrini

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