Un risveglio… dolcissimo

Apuleio, scrittore latino del II d.C., nel suo romanzo “L’asino d’oro” ne narra la romantica vicenda: Amore, figlio di Venere, inviato dalla madre a controllare una splendida ragazza, Psiche, la cui bellezza era giunta fino alle orecchie della dea, finisce per innamorarsene.

La vicenda del tormentato amore tra i due si concluderà con un lieto fine, quando Amore, con un bacio, risveglierà l’amata, caduta, a seguito di una punizione impartitale dalla stessa Venere, in un profondo sonno.
Ecco: il geniale scultore Antonio Canova (1757-1822), il “Nuovo Fidia”, nella sua opera “Amore e Psiche”, appunto, immortala proprio il momento del risveglio della fanciulla, tra le braccia dell’amato.

Amore e Psiche è un gruppo scultoreo di Antonio Canova, realizzato in marmo bianco, tra il 1787 e il 1793 ed è conservato presso il museo del Louvre, a Parigi. Una seconda copia, realizzata per mano dello stesso Canova, si trova esposta al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo in Russia.

L’opera raffigura, con un erotismo sottile e raffinato, Amore e Psiche nell’attimo che precede il bacio, preannunciato dall’atteggiamento dei corpi e degli sguardi che si contemplano l’un l’altro con una dolcezza di pari intensità: le loro labbra, pur essendo estremamente vicine, non sono ancora unite. Amore poggia il ginocchio sinistro a terra mentre con la spinta della gamba destra si china in avanti, inarcando il proprio torso e al contempo flettendo la propria testa così da avvicinarla al volto addormentato dell’amata, che sorregge delicatamente con la mano destra; quella sinistra, invece, sfiora in modo romantico il seno di lei, tradendo un desiderio innegabile ma non espresso. Nel tocco delle mani, il marmo diviene carne. Psiche, invece, è semidistesa, rivolge il viso verso l’alto ed alza quasi timidamente le braccia per accogliere il bacio di Amore, sfiorando con le sue dita i capelli di lui, che presenta le ali spiegate, come se fosse appena giunto per soccorrerla. I loro corpi adolescenziali, caratterizzati da una perfezione anatomica squisitamente neoclassica, sono completamente nudi, fatta eccezione per un drappo che vela appena le intimità di Psiche.

Così come in tutte le sue opere Canova qui si dimostra assai sensibile all’influenza della statuaria classica, mostrandosene debitore per l’equilibrio della composizione. Osservando il gruppo dal punto canonico di visione (ortogonale, ovvero “davanti” alla scultura) si può cogliere come i corpi di Amore e di Psiche intersecandosi diano vita a una X morbida e sinuosa che fa librare l’opera nello spazio: il primo arco, in particolare, va dalla punta dell’ala destra di Amore e a quella del piede, mentre il secondo parte sempre dall’ala e si conclude nel corpo di Psiche. Il punto di intersezione tra queste due direttrici, che è anche il punto focale della composizione (quello verso il quale è proiettato lo sguardo dell’osservatore), è sottolineato dal delicato abbraccio dei due personaggi. Le braccia di Amore e Psiche, formando due cerchi intrecciati, danno infatti vita a un tondo che incornicia i due volti quasi congiunti ed accentua i pochi centimetri che dividono le loro labbra.

La visione frontale, malgrado sia quella più indicata in quanto consente di coglierne la complessa geometria compositiva, non esaurisce affatto le possibilità di godimento dell’opera, che è leggibile da tutte le visuali. È vedendo la scultura dal retro, infatti, che si scorgono la faretra di Amore, la fluente capigliatura di Psiche e il vaso di Proserpina che ha causato il suo svenimento: ruotando attorno all’opera, inoltre, variano all’infinito i rapporti reciproci tra i corpi dei due amanti, ed è solo così che ci si può rendere conto della complessità del marmo.

Amore e Psiche, in ogni caso, risponde pienamente ai principi dell’estetica del Neoclassicismo. I gesti di Amore e Psiche, infatti, sono delicati ed espressivi, mentre i loro movimenti nello spazio sono equilibrati, continui e ben sincronizzati; analogamente, Canova comunica il loro trasporto amoroso in modo misurato ed equilibrato, sfumando la loro passione nella tenerezza e in un’affettuosa contemplazione. Alcuni degli aspetti dell’opera, tuttavia, già rimandano al Romanticismo: pensiamo alla sensualità che, seppur filtrata dal neoclassicismo canoviano, avvolge tutta la composizione, all’impiego di linee di tensione interne e al dinamismo spiraliforme che anima l’intera scultura.

a cura di Roberto Pellegrini

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