La giusta prospettiva?

Le immagini del TG1 delle 13,30 sono eloquenti, agghiaccianti: mostrano l’aggressione di un giovane, credo nordafricano, ad opera di tre teppisti. Senza pietà, si vede chiaramente il malcapitato stramazzare al suolo, dopo i primi colpi (alle spalle), per poi venir letteralmente “riempito” di calci da quei “bravacci” (non si offendano i personaggi di Manzoniana memoria…), i quali, una volta dato sfogo alla propria furia belluina, lo lasciano a terra agonizzante, per darsi alla macchia, con la complicità di una notte fonda, fin troppo calata nei sogni.

Trasalisco due volte…

La prima, per l’efferatezza di quel proditorio attentato, consumato con tanta lucida ferocia da individui che, a mio parere, dovrebbero finire direttamente in gattabuia, senza passare nemmeno davanti al Giudice: un po’ come succede nel “Monopoli”, quando si finisce in carcere senza passare dal “VIA”…

La seconda, perché proprio non riesco a capire l’atteggiamento dell’improvvisato/a reporter “fai da te”, che invece di tentare (perlomeno tentare: è chiaro…), di risparmiare qualche calcio a quel poveretto, mettendosi – che so io – a urlare qualcosa: “LASCIATELO STARE!CARABINIERI!-POLIZIA!!”, piuttosto che a richiamare gente, o a suonare il claxon, si preoccupa, invece, dell’inquadratura e del “commento” ad effetto, in diretta “vivo-live”: un sangue freddo ineccepibile, non c’è che dire. Io non c’avrei pensato a filmare quell’orrore…

Il video sarà pure servito ad acciuffare quei tre criminali, siamo d’accordo (e questo “merito” va riconosciuto), ma ritengo ugualmente che ci sia un limite, oltre il quale questa nostra “smartphone-selfie-dipendenza” potrebbe trasformarsi brutalmente (e nostro malgrado), in una vera e propria “colpa”, configurandosi come una specie di “omissione di soccorso”.
È una questione di priorità, di prospettive corrette, non è semplicemente un “gioco” di scelte. Perché la scelta “giusta”, a volte, è anche una scelta “obbligata”, purtroppo.

Nessuno avrebbe preteso dal nostro “cinefilo” dilettante un’entrata in scena alla Bruce Lee, o alla “Rocky Balboa”: quattro ceffoni ben assestati “et volià”, tutto risolto: “Va tutto bene, ragazzo? Ecco: se la danno a gambe levate!”…
Ma nemmeno filmare un pestaggio, così, mormorando soltanto qualcosa e stando ben attento/a a non farsi notare da quei delinquenti, per assicurarsi lo “scoop” di “nera”, nella saccoccia.

E non valga un tardivo “Non potevo farci niente!”, perché “niente” è esattamente ciò che è stato fatto.

by Roberto Pellegrini

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