Sculpteurs de la forme

L’idea di una mostra che unisse due geni indiscussi della storia della moda – Azzedine Alaïa e Balenciaga – venne, pochi mesi dopo la morte del primo e decenni dopo la morte del secondo, a Hubert de Givenchy che si recò presso la Fondazione Alaïa manifestando questo suo desiderio.

È così che presso la Fondation Azzedine Alaïa di Parigi, sede dell’ex atelier del celebre stilista da cui oggi prende il nome, ha aperto lo scorso 28 giugno e resterà fruibile sino al 3 gennaio 2021 la mostra «Azzedine Alaïa collectionneur. Alaïa et Balenciaga, sculpteurs de la forme»., con la direzione artistica di Olivier Saillard.

Tutto però ebbe inizio nel 1968, quando dopo il trionfo dell’Haute Couture cominciò a prendere piede la moda prêt-à-porter e Cristóbal Balenciaga decise di chiudere definitivamente la propria maison di Parigi.

Poco dopo, la Vice Direttore Generale: Mademoiselle Renée, preoccupata per il destino delle collezioni in giacenza, chiamò Azzedine Alaïa e gli propose di scegliere tra i modelli disponibili per dar loro una seconda vita.

Lo stilista non osò mettere mano sopra quegli abiti e si limitò a portarli a casa, a catalogarli ed a custodirli.

Col passare dei decenni, divenne riconosciuto come l’ultimo Couturier, l’unico a dominare ancora ogni fase del design e della fabbricazione di un capo, tagliando con la stessa destrezza posseduta dai suoi predecessori, bloccando e cucendo ancora meglio. È diventato l’erede di un’intera genealogia di Couturiers che erano anche scultori ed architetti.

Il Couturier spagnolo fu per Alaïa un modello al quale aspirare. I due Couturier condividevano un perfetto equilibrio di misure e volumi e una propensione per colori tenui e neri sontuosi. Nella fluidità dei solenni abiti da sera o nell’architettura dei loro cappotti e della loro sartoria, c’è un chiaro dialogo tra lo spagnolo ed il tunisino. Di giorno o di notte, i loro abiti, corti o lunghi, sono esempi precisi sia di architettura che di leggerezza, ombre apparentemente consumate l’una nell’altra. Dalle loro mani e dai loro tavoli di lavoro, gli abiti sono nati dalla determinazione e dal dominio delle tecniche padroneggiate da entrambi. Nella storia della moda, queste due grandi figure silenziose, impermeabili agli effetti del passaggio delle tendenze, non hanno avuto mai paura di andare contro il sistema ed hanno avuto molto da dirsi l’un l’altro .

Solo pochi mesi prima di morire, Azzedine Alaïa raccontò la storia del suo incontro con gli abiti di Balenciaga con affetto. 

Nella mostra le circa 80 sagome sono presentate per la prima volta insieme: il lavoro di un maestro del taglio faccia a faccia con un altro, entrambi ugualmente abili; i pezzi dialogano liberamente secondo un numero sorprendente di elementi condivisi delle due menti creative.

Questa mostra originale e senza precedenti vuole costituire anche un affettuoso omaggio a Hubert de Givenchy, che per primo la pensò.

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