Navigazione astronomica

“Andar per mare” non è mai stato semplice. Pensiamo ad esempio a quanto sia difficile riuscire a mantenere la rotta, o individuare la propria posizione, in mezzo all’Oceano, senza l’aiuto di “indicazioni”, ovviamente. Insomma: “cibo” per veri lupi di mare…

Certo, i progressi della tecnologia, in questo campo, sono stati notevoli, tanto che, oggigiorno, “fare un punto nave”, o impostare una rotta, sono diventati “problemini” risolvibili con l’aiuto di un semplice computer. Ma non è sempre stato così, perché fino a non moltissimo tempo fa, riuscirci significava dover contare sulla profonda conoscenza dei segreti della cosiddetta “navigazione astronomica”.


La navigazione astronomica è un tipo di navigazione effettuata considerando la posizione degli astri visibili (stelle, pianeti, sole e luna), con l’ausilio di particolari strumenti.

Essa è fra le più antiche e “romanzesche” tecniche di navigazione, alla quale, sia ben chiaro, ci si riferisce anche oggi. Si tratta, come appare intuitivo, di una tecnica completamente autonoma, che non ha nessun bisogno di supporti tecnologici e costituisce la più interessante branca della navigazione tradizionale, offrendo il modo di individuare la propria posizione in mare (il “punto nave”, come si diceva), che rimane a tutti gli effetti il solo elemento indispensabile per la corretta e sicura gestione della navigazione. Questo tipo di tecnica si rende indispensabile nelle navigazioni oceaniche e/o d’altura, ovvero quando, in mancanza di metodologie alternative, distanti dalla costa, mancano i riferimenti ottici quali fari, fanali o segnali e punti cospicui di terra, per poter condurre la navigazione in totale sicurezza.

La posizione della nave (e qui sta il “nocciolo” ostico della questione…), viene determinata effettuando dei calcoli che tengono conto dell’altezza sull’orizzonte di astri noti “cogniti”, i cui elementi astronomici sono ricavabili dalle effemeridi nautiche e del tempo UTC relativo all’istante dell’osservazione. La misurazione dell’altezza viene effettuata con uno strumento apposito e idoneo: il sestante, che serve anche a misurare la distanza tra gli astri; il tempo locale è ricavato dal passaggio del sole al meridiano.

Mentre la latitudine è relativamente semplice da determinare, osservando, per esempio, l’altezza della stella polare, o osservando l’altezza del sole al momento della culminazione, nell’attimo del passaggio al meridiano; la longitudine, rimase un problema irrisolto fino metà del XVIII secolo. Il più sicuro e antico dei metodi per la determinazione della longitudine fu quello conosciuto come il «metodo delle distanze lunari». Con l’ausilio di questo metodo già Amerigo Vespucci nel corso di uno dei suoi viaggi, navigando nei mari del nuovo mondo, riuscì, con inattesa esattezza a determinare la longitudine di luoghi sulla costa caraibica del Venezuela.

by Roberto Pellegrini

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