Rinascita

Nella storia della moda italiana ci sono incisi una data: 12 febbraio 1951 ed un luogo: Firenze. Proprio a Firenze, più precisamente nella Villa di Via dei Serragli civico 144, Giovan Battista Giorgini, mercante/antiquario di ritorno dall’America, organizzò quella che viene considera la prima vera sfilata di moda italiana, alla quale vennero invitati anche alcuni giornalisti internazionali del settore, fra i quali la “velenosa” Elsa Maxwell che ebbe a dire: “Giorgini ci invita a vedere una sfilata di moda italiana, cioè una cosa che non esiste…”. Ovviamente dovette ricredersi.

Certo che dovette ricredersi, Alta moda non equivale a portabilità, ma a genialità, creatività ed artigianalità e gli italiani in questo sono dei veri maestri.

Il tempo è prezioso come l’oro, ecco perché le cose fatte a mano che necessitano di tantissimo tempo per essere realizzate, sono preziose ed uniche.

Partendo da questi presupposti Dolce & Gabbana hanno scelto proprio Firenze, luogo di storica artigianalità, per presentare la loro collezione battezzata “Rinascita”.

Mai come ora si ha bisogno di rinascita e l’Italia ha tutte le carte in regola per poter ricominciare dando valore a ciò che da sempre tutto il mondo ci invidia: l’artigianato, la qualità, il saper tradurre con le mani la nostra genialità.

“Se vogliamo crescere dobbiamo ritornare al fatto a mano. Tutti gli abiti di questa collezione sono fatti negli Atelier Dolce & Gabbana a Milano … In un certo senso, abbiamo fatto di necessità virtù: chiusi in casa a causa del lockdown abbiamo lavorato in casa. L’Italia è basata sull’Artigianato, la forza è nella manualità: noi viviamo di lavori fatti a mano. Ecco perché dobbiamo ritornare a riqualificare la manualità e l’umanesimo. Dopo che in tutti questi ultimi vent’anni abbiamo creduto che il futuro appartenesse ai social network ora dobbiamo riconoscere che la rincorsa ai like ha reso tutto molto mediocre. Un appiattimento dovuto al fatto che devi compiacere tutti: su IG tutti hanno una vita favolosa. La globalizzazione ha ammazzato tutto. Ci vuole il tempo: occorre il tempo per fare bene le cose” queste le parole dei due stilisti.

Ottantanove modelle hanno sceso l’interminabile scalinata barocca di Villa Bardini sulle note di Nino Rota indossando: abiti e cappotti costruiti con tessuti intarsiati che uniscono insieme anche 1500 pezzi di tessuto in colori diversi, abiti in rafia mischiata con le pietre dure, outfit in piume di fagiano tinte ed abiti cosparsi d’oro perché lavorati “a foglia d’oro”. E poi gonne a ruota ricamate con la rafia e quelle che raccontano cascate di fiori, gli abiti lucenti in lurex e cappotti intarsiati che raccontano aiuole.

Tutte le modelle hanno calzato scarpe senza tacco, per evidenti motivi di sicurezza, ma indossato abiti da sogno che rievocano la moda degli anni ’40, ’50 e ’60 – con velette, tailleur, vestiti in pizzo – a grandi copricapi floreali alla Frida Kahlo.

Gli italiani sanno che “fare bella figura” è una filosofia di vita e che fare il meglio instaura una sana e buona competizione e allora …

… che “Rinascita” sia.

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