Una città di eroi…

Per gli appassionati di storia dell’archeologia, il nome della città di Troia evoca suggestioni, intrighi e antiche battaglie. Per tutti, poi, il nome di questa antica città fortificata è associato all’inganno del cavallo di legno, ideato, com’è noto, dall’astuto Ulisse (Odisseo), per espugnarla, dopo l’interminabile assedio.

Secondo Omero, come narrato nel suo poema epico Iliade, lo scontro che vide affrontarsi gli Achei provenienti dalla penisola greca e il popolo dei troiani avvenne proprio sotto il tardo regno del re Priamo; Eratostene ha datato la guerra di Troia tra il 1194 e 1184 a.C., il Marmor Parium tra il 1219 e il 1209 a.C., infine Erodoto attorno al 1250 a.C.

La città, come dicevamo, fu assediata per dieci lunghi anni dalla spedizione dei micenei al comando di Agamennone re di Micene, che voleva in tal modo vendicare l’onta subita dal fratello Menelao re di Sparta, ossia il rapimento di sua moglie Elena (definita la donna più bella del mondo) da parte del principe troiano Paride, il più giovane tra i figli di Priamo. La guerra fu vinta e la città cadde grazie allo stratagemma del cavallo di legno ideato da Ulisse, l’astuto sovrano di Itaca.

Secondo la tradizione letteraria, la maggior parte degli eroi di Troia e dei suoi alleati morì nel corso della guerra, ma alcuni troiani riuscirono però a porsi in salvo, dando origine secondo diversi autori ad alcuni popoli del Mediterraneo. Tucidide ed Ellanico di Lesbo riportano la narrazione per cui dei sopravvissuti si stabilirono in Sicilia, nelle città di Erice e Segesta, ricevendo il nome di Elimi.


Inoltre Erodoto dice che anche i Mashuash, una tribù della costa libica occidentale, rivendicavano il fatto di essere discendenti diretti di uomini arrivati da Troia. Alcune di queste storie mitiche, talvolta con contraddizioni tra loro, compaiono sia nell’Iliade che nell’Odissea, oltre che in altre opere e frammenti successivi.

Secondo la leggenda romana narrata da Virgilio e Tito Livio un gruppo guidato da Enea e un altro da Antenore sopravvissero e navigarono prima fino a Cartagine e poi in direzione della penisola italiana. Enea raggiunse il Lazio dove è considerato il diretto antenato dei fondatori di Roma; il gruppo di Antenore proseguì invece lungo la costa settentrionale del Mar Adriatico ove gli viene anche attribuita la fondazione della città di Padova.

Ai primi insediamenti di questi sopravvissuti in Sicilia e in Italia sono stati altresì dati il nome di “Troia”. Le navi troiane su cui viaggiavano i marinai fuggiaschi vennero trasformate da Cibele in naiadi, quando stavano per essere affrontati da Turno, l’avversario di Enea in Italia.

a cura di Roberto Pellegrini

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