L’inconoscibile eternità

Eternità: solo al cospetto di questa parola la mente si arrende; il cuore sussulta; l’anima tace, interrogandosi…

Lo stesso concetto di “Tempo”, assoluto “padrone” delle proprie “emanazioni”, conosciute come presente, passato e futuro, al confronto con l’idea dell’ eternità vacilla, tituba,”demanda”, senza poter assumere una posizione precisa.

L’eternità non rientra nel novero delle esperienza possibili, ma solo, eventualmente, tra le “ipotesi” plausibili; tra le “congetture” deducibili; tra “percezioni” probabili…

Non esistono, di fatto, “calcoli” o formule capaci di “spiegare” l’”eternità”: possiamo soltanto tentare di immaginare quale sia la sua caratteristica peculiare, identificativa che, poi, in ultima analisi, coincide con ciò che essa “è” (o dovrebbe essere): la mancanza di una “fine” e di un “principio”.

L’eternità “é”, per sempre; e le risulta impossibile “non essere”: condannata ad “esistere”.

É questo suo “limite”, compreso nella mancanza di “limiti” che la rende magnetica per la nostra intelligenza.

Sia pure per “convenzione”, siamo in grado di dimostrare l’esistenza di un “attimo”; ma quanto all’”eternità”, possiamo solo ipotizzarne l’essenza, il significato.

Ecco: in verità ciò che ci illudiamo di conoscere dell’eternità è il suo “significato”; nulla di più: l’eternità è l’“inconoscibile”.

Eternità come “contenitore” di tutto ciò che al Tempo si riferisca: dall’attimo infinitamente breve, all’infinito stesso, che con essa condivide, per un verso, il mistero della “non-fine”, nel “tessuto” temporale.

L’eternità “scardina” i passaggi del nostro metodo di ragionamento, misconoscendo per sua stessa natura i due “estremi” entro i quali siamo soliti limitare ogni esperienza umana, cioè a dire l’”inizio” e la “fine”.

L’eternità, infatti, non ha un inizio e non ha una fine; non contempla ”durata”, né “distanze”, non essendo possibile distinguere un “prima”, o un “dopo”, né “equidistanze” di sorta.

Come si è “generata” l’eternità? Essa è, forse, assenza del Tempo? Oppure il Tempo stesso non ne costituisce altro che una forma di “corruzione” nel percorso umano, al suo “passaggio” in esistenza?

Teorizzare, nell’ambito del tema “eternità”, una qualsiasi “misurazione” o “distanza”, come accennavamo (nel tempo, quanto nello spazio), è inutile e fallace.

Il concetto di “misurazione/distanza”, infatti, presuppone un agganciamento all’idea di un “prima” e di un “dopo”, che non possono trovare un riscontro nell’essenza dell’“inconoscibile”.

by Roberto Pellegrini

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