L’abbraccio della Pioggia

Immaginate… Sì: immaginate di trovarvi un pomeriggio d’estate, in dolce compagnia, a passeggio in un bosco, all’ombra di una vegetazione “vivente”, lussureggiante; incantati dal pigro frinire delle cicale, tutt’intorno; ammaliati da audaci parole frementi di passione e di desiderio… Alberi di varie specie: più alti, più bassi; dalle chiome diverse: ora folte, ora meno… E cespugli, e fiori, e fili d’erba…

All’improvviso vi sorprende una pioggia tutt’altro che inopportuna, o fastidiosa; anzi, quasi un sollievo alla calura estiva; quasi un’opportunità di ristoro; quasi un abbraccio.

Ascoltate: la pioggia inizia a cadere; il suo suono battente si sovrappone agli altri suoni, in un “concerto” speciale di cui Madre Natura vi vuole protagonisti e spettatori a un tempo…: cercate di comprenderne il “linguaggio” e come d’incanto entrate in sintonia con essa, divenendo un tutt’uno, abbandonandovi all’estasi!

Ecco: questo è quanto accade nella poesia “La pioggia nel pineto” splendida lirica che Gabriele D’annunzio compose fra luglio e agosto 1902, nella celebre Villa La Versiliana, dove il Vate abitava, immerso nel verde della pineta a Marina di Pietrasanta in Versilia.
Quest’opera appartiene all’ “Alcyone”, una raccolta di poesie di D’Annunzio scritte tra il giugno del 1899 e il novembre del 1903.
Leggiamola, senza aggiungere altro…

La pioggia nel pineto (Alcyone, 1902-03).

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.

E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.

Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.

Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.

E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

G. D’Annunzio

by Roberto Pellegrini

3 pensieri su “L’abbraccio della Pioggia

  1. La prima volta che mi sono innamorato è stata nell’immagine di una ragazza con i capelli bagnati in una serata di pioggia nella quale eravamo entrambi senza ombrello, ricordo quel momento come fosse ora… è stata la prima volta che ho sentito quell’emozione… e da quella volta ho sempre amato camminare sotto la pioggia ed osservare i capelli delle ragazze senza ombrello bagnati dalle gocce… quindi leggendo il tuo post e la poesia mi sono sentito bene… ho ripercorso quei momenti e quelle emozioni… thank you!!! 🙂

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