E se, per paradosso…?

Quante volte, argomentando una discussione, capita di sentir dire “…ma, se per assurdo, ecc, ecc…”?

Questo per dire che, nella nostra quotidianità, non è inusuale ricorrere all’”assurdo”, appunto, al “paradossale”, per portare avanti un discorso, o per provare a sostenere una certa tesi, contrapponendola a un’altra…

Il filosofo Zenone di Elea, amico e discepolo di Parmenide, è passato alla storia per le sue dimostrazioni “per assurdo” (il cosiddetto metodo “reductio ad absurdum”), note come i “Paradossi di Zenone”, che ci sono stati tramandati da Aristotele, che li cita nella sua “Fisica”.

Zenone, per sostenere l’idea che la realtà è costituita da un Essere unico e immutabile, propose alcuni paradossi che dimostrerebbero l’impossibilità della molteplicità e del moto, nonostante le apparenze contrarie della vita quotidiana.

Oggigiorno, le argomentazioni di Zenone, considerate anche un primo esempio del metodo dialettico, usato in seguito dai sofisti e da Socrate, oltre che il primo strumento che mise in difficoltà l’ambizione dei pitagorici di ridurre tutta la realtà in numeri, non hanno, ovviamente, alcun valore “fisico”, ma non perdono il loro fascino.

Sono giunti fino a noi due paradossi contro il pluralismo e quattro contro il movimento…

Per sollecitare la curiosità del lettore, mi limiterò a citare il secondo paradosso contro il movimento (abbastanza noto, devo dire), conosciuto come: Il Paradosso di Achille e la tartaruga.

Questo paradosso afferma che se Achille (detto “piè veloce”) venisse sfidato da una tartaruga nella corsa e concedesse alla tartaruga un piede di vantaggio, egli non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione nuovamente la tartaruga sarà avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l’infinitamente piccolo non arriverà mai ad essere pari a zero.

C’è di che lambiccarsi il cervello…, no?

by Roberto Pellegrini

7 pensieri su “E se, per paradosso…?

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