…quelle due parole

“Mi manchi…”: può capitare, nella vita, di dirlo a qualcuno (non necessariamente un/una partner…): parole intense, profonde; parole che “entrano dentro”, che fanno breccia nel cuore di chi le ascolta. Parole che nono sono mai, “soltanto”, parole…, ma sono molto di più. Suonano come un’ammissione di consapevolezza (non più solo “presumibile”), di una certa “fragilità” dell’anima, ormai, in qualche modo, “dipendente” dalla presenza di un’altra persona (anima…), per poter prendere piena coscienza di uno stato di benessere, finalmente raggiunto. Quel benessere che, talvolta, riesce a sembrarci, senza inutili azzardi, “felicità”…

Non avvertiamo la “mancanza” di qualcuno semplicemente con il corpo, o, principalmente con esso: è l’anima a soffrirne, a farci sentire sulla pelle quel “brivido” di solitudine…

E quando questo accade, a nulla vale “mentire” con se stessi, o “suggerire” alla propria anima cosa “pensare”, cosa “provare”, nel goffo tentativo di riuscire a ignorare quel “segnale”…

L’anima non risponde; non ascolta; non obbedisce alle ragioni di cui noi siamo convinti e che vorremmo, maldestramente, imporle, con la presunta “possanza” di un insegnamento. Del tutto arbitrario, del tutto opinabile; quasi sempre inopportuno. L’anima non presume mai: essa “sa” e basta; conosce esattamente il senso di ogni scelta, di ogni istante futuro, declinabile, senza alcuna possibilità di errore, negli attimi già vissuti, dispersi e prigionieri nella ragnatela immobile del passato. E “sente”, in assoluta autonomia, chi sono, per noi, le persone veramente “speciali”.

L’anima nasce libera e libera rimarrà, perché questo è il senso della sua stessa esistenza: orientare la nostra coscienza verso la dimensione vitale entro la quale ogni individuo si rende del tutto simile agli altri individui, ma indiscutibilmente unico: la libertà.

by Roberto Pellegrini

6 pensieri su “…quelle due parole

  1. L’anima è saggia e non possiamo ingannarla. A volte lo facciamo e in fondo l’anima ci ricorda l’errore e l’inquietudine, nasce il rimorso. Ottima lettura.
    Saluti!

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