Un gigante di Saggezza

Ci sono Maestri del Pensiero i cui insegnamenti attraversano gli abissi dei millenni mantenendo integra la propria “freschezza”, la propria, disarmante, attualità, continuando, di fatto, a costituire un rifermento per tutti noi.

Uno di questi “Grandi” del pensiero è Confucio.

Confucio (Qufu, 551 a.C. – Lu, 479 a.C.) è stato un filosofo cinese.

In realtà, non ci sono notizie certe sulla vita di Confucio. La sua ascesa sociale lo pone nell’ambito della classe emergente Shì, a metà tra la vecchia nobiltà e la gente comune, alla quale appartenevano uomini di talento ma di origini modeste che cercavano di raggiungere una posizione elevata grazie alle proprie doti intellettuali. Egli stesso, riferiscono i Dialoghi, vantava le sue umili origini che lo avrebbero spinto a sviluppare le sue capacità. Molto della vita del filosofo è pervenuto dalla raccolta postuma dei “Detti di Confucio”, redatta dai suoi discepoli attorno al 411 a.C. – 404 a.C., seppure la datazione della compilazione è tuttora discussa. In tale opera è esposto il pensiero filosofico – morale, così come si illustrano i precetti dettati dal maestro.

Fu il promotore di un pensiero originale, del tutto nuovo ed inedito nel panorama culturale cinese di quegli anni (VI-V secolo a.C.): il suo insegnamento può essere sintetizzato come “un tentativo di elaborare una concezione etica dell’uomo nella sua integralità e universalità”. Confucio, cioè, tentò di fornire una serie di indicazioni relativamente a quale sia il modo migliore in cui l’uomo può condurre la sua esistenza, tenendo conto di tutti gli aspetti più importanti della natura umana. Ciò comportò non soltanto l’individuazione e la ridefinizione del significato di che cosa possa significare di preciso “essere umani”, ma anche la proposta da parte di Confucio di un nuovo modello per la realizzazione di sé, giudicato compatibile con l’edificazione di una comunità umana prospera e armoniosa.

L’insegnamento di Confucio si è rivelato determinante per lo sviluppo del pensiero cinese: è lecito affermare che dopo la sua morte nessuna delle scuole di pensiero, delle correnti filosofiche e dei pensatori che si susseguirono in Cina poté prescindere dal confrontarsi con quella che si presenta come una vera e propria “figura fondatrice”.

“Saggezza e buon senso si ottengono in tre modi: primo, con la riflessione, che è la cosa più nobile; secondo, attraverso l’imitazione, che è la cosa più semplice; e terzo, con l’esperienza, che è la cosa più amara di tutte.”

Confucio

Finché fu in vita Confucio poté contare su una discreta cerchia di discepoli, ma fu in particolare dopo la sua morte che i suoi insegnamenti attrassero una lunga serie di pensatori, letterati, studiosi, i quali approfondirono e rielaborarono i temi del suo insegnamento, dando vita a un movimento di pensiero che la storiografia cinese etichettò a posteriori come confucianesimo, una delle principali scuole filosofiche cinesi, assieme al legismo, al taoismo e al buddhismo Chan.

L’insegnamento di Confucio ha avuto un grandissimo impatto sullo sviluppo della cultura, della storia e degli stili di vita di quei paesi asiatici in cui si diffuse, a partire dalla Cina per proseguire con la Corea, il Giappone e il Vietnam.

Oltre che in Cina il Confucianesimo ebbe molta influenza anche in Corea, Giappone e Vietnam.

Il principale testo di riferimento per avvicinarsi al pensiero di Confucio sono i Dialoghi, una raccolta di aforismi e frammenti attribuiti al Maestro che in realtà è il frutto della selezione operata dai suoi discepoli delle generazioni successive.

Il pensiero confuciano fu introdotto in Europa nel XVII secolo ad opera dei gesuiti che nel corso delle prime missioni in Cina si impegnarono nello studio della lingua cinese e nella traduzione di alcune opere della letteratura cinese classica. Al loro lavoro si deve la prima latinizzazione del nome cinese in Confucius. Prospero Intorcetta, gesuita italiano trasferitosi in Cina nel 1659, fu tra i primi europei a tradurre l’opera di Confucio in latino e dopo appena tre anni pubblicò i suoi appunti relativi allo studio dei Quattro libri.

a cura di Roberto Pellegrini

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